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All’italiano medio la Cultura non interessa: ce lo dice l’ISTAT


Se da un lato il 2015 è stato l’anno dei record per i musei che hanno visto affluenze impensabili, dall’altro l’ISTAT ci riporta coi piedi per terra e frena il nostro entusiasmo: nell’ultimo anno circa 1 italiano su 6 non ha mai letto un libro e 1 su 5 non ha frequentato musei e teatri.

cinema_vuotoIl rapporto annuale ci racconta di un’Italia disinteressata alla cultura, con un divario molto profondo tra Nord e Sud. Un disinteresse che si acuisce col passare degli anni, che spegne totalmente l’intesse verso qualunque forma di acculturamento ma anche di divertimento. Anche gli eventi sportivi non hanno particolarmente coinvolto la popolazione, confermando il grandissimo divario culturale tra uomini e donne: il 62,5% dei maschi, contro l’81,9% delle femmine non frequenta tali appuntamenti. Già, in una nazione come l’Italia, dove il calcio è una religione e dove tutti si sentono allenatori, la partecipazione attiva alla visione dello sport non è poi così diffusa.

Ma scopriamo i dati.

Il 18,5% della popolazione non svolge alcuna attività culturale, nemmeno occasionale: sono coloro che nell’ultimo anno non hanno letto né libri né giornale, non hanno visitato nessun un museo o mostra o sito archeologico, non sono andati né teatro né al cinema né a un concerto, ma soprattutto, nemmeno a uno evento sportivo o a ballare. Ma questa è la percentuale media: al Sud è il 28,2% mentre nel Nord Est è il 12,1% delle persone.

metastasio-teatro-vuotoAltri dati allarmanti: il 51,9% degli italiani, più della metà, durante il 2015 non ha mai letto un quotidiano nell’arco di una settimana mentre 6 italiani su 10 hanno scelto di non leggere neanche un libro. Per quanto riguarda i musei, ben il 68,3% dei cittadini nel 2015 non li ha frequentati del tutto, nello specifico il 78,5% dei residenti nelle regioni del Sud, mentre l’88,3% dei nostri connazionali non è andato ad un concerto di musica classica. Certo, so che la musica da camera o sinfonica non sia per tutti, sia estremamente alta ed apprezzata solo dalle orecchie più colte e raffinate, ma è grave notare che il 78,8% delle persone non è nemmeno andata ad un concerto di musica contemporanea, nonostante le tante iniziative anche gratuite organizzate ogni anno. Il teatro è stato disertato dal 80% degli italiani a differenza del cinema che è stato evitato solo dal 48,9%, ma se diamo un occhio alla frequentazione dei cinema da parte degli over 75, scopriamo che a non esserci andato è il ben 90%.
All’aumentare dell’età, i freddi numeri ci raccontano di un esponenziale isolamento culturale che spesso significa anche sociale, in particolare per le donne. A partire dai 60 anni chi non svolge nessun attività si attesta al 20% in media, ovvero il 21% delle donne e il 15,8% degli uomini, arrivati a 75 anni però è il 50,8% delle donne e il 35,5% degli uomini ad interrompere ogni attività.

Se i cittadini del Mezzogiorno sono frequentatori più assidui del cinema rispetto alla media nazionale (il 50,1% contro il 48,9% di media), non sono però altrettanto interessati ai siti archeologici, ignorati dal 81,4% contro il 74,4% della media nazionale, ed alla lettura, attività non praticata dal 62,7% delle persone contro il 50% al Nord, soprattutto tra gli under 19 dove si toccano punte del 85%.

L’unico dato in crescita è quello relativo alla navigazione su internet, utilizzata dal 60,2% degli italiani. Il 40% naviga ogni giorno e nel 2015 gli utenti sono aumentati del 2% rispetto all’anno precedente e del 33 rispetto al 2011.

Perché tutto questo? Cos’è andato storto nel sistema culturale e scolastico italiano? Ma soprattutto, perché ancora così tante differenze geografiche e di genere?

downloadQuello che ci racconta questa ricerca è deprimente, non mi sovviene un altro termine capace di raccontare il mio disappunto, perché non solo il divario tra e Nord e Sud rimane netto, ma anche quello tra uomini e donne, quest’ultime ancora poco interessate soprattutto ad informarsi e a partecipare ad attività sportive, come se culturalmente non fosse il loro ruolo. Quante ragazze giovani e giovanissime vengono incentivate all’attività sportiva e all’interessarsi di politica? Ad oggi ancora troppe poche.
Certo, questi dati prendono in esame tutta la popolazione della penisola che è composta da moltissimi over 60, persone che appartengono a un generazione talmente lontana da quelle più giovani e digitalizzate che pare che siano distanti millenni, ma se più della metà delle persone nel 2015 non ha letto un quotidiano, è decisamente grave. Perché costoro non si sono informate, non hanno approfondito, non hanno risposto alle loro domande sulla politica e l’attualità, perciò mi chiedo: come faranno a votare? Sulla base di quali nozioni si formeranno un’idea su ciò che accade? Come avranno valutato cos’è il meglio per loro e per la società?

Questo discorso si ricollega in maniera diretta e preoccupante alla percentuale follemente alta di analfabeti funzionali presenti in Italia: il 47% delle persone sa leggere e scrivere in un italiano base, senza conoscere con completezza la grammatica corretta (questo però è un grave problema diffuso anche tra i non analfabeti funzionali), ma non sa interpretare le notizie, non sa crearsi un pensiero completo e lungimirante sulle questioni che lo circondano, non sa elaborare, per esempio, i programmi politici andando oltre il proprio mero interesse. In generale, l’analfabeta funzionale ha una mentalità tradizionalista ed ostile al progresso.

Purtroppo tutto è collegato.

Posso comprendere i dati che ci raccontano di una distanza nei confronti della musica classica e del teatro, forme d’arte meno immediate, ma come mai il cinema e la musica contemporanea sono snobbati? Perché, con tutte le bellezze di cui siamo circondati, non vi è quella pulsione a saperne di più, al frequentare musei e siti archeologici? Non è nemmeno una questione di costi, perché le giornate gratuite ci sono e funzionano più che bene, ma evidentemente non abbastanza.

Come già detto, l’anno scorso è aumentata l’affluenza ai musei, ma anche ai teatri e ai cinema come ci hanno raccontato i rapporti di fine 2015, mi chiedo perciò gli anni scorsi in che stato vertesse la cultura italiana.

Quindi, a parer mio, il ministro Franceschini invece di twittare la sua allegria per il film di Zalone, uno e un unico film in tutto l’anno, ignorando tutto il resto del cinema italiano, e tralasciando la dubbia valenza culturale effettiva di Quo Vado, dovrebbe ricordarsi di essere il Ministro della Cultura e non dell’intrattenimento, e leggersi attentamente questa statistica. Per poi farsi un bell’esame di coscienza.

Carlotta Tosoni per MiFaccioDiCultura

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4 Comments

  • tutto ok per l’articolo….analisi seria e attenta….la solita retorica finale, fuoriluogo, di un Paese disastrato nelle considerazioni!!! Ma possibile che tutto ciò che si fa in questo maledettissimo Paese non va bene? Ma perchè prendersela con il Ministro, che sta elogiando Zanone? Non è sufficiente analizzare il disastro, frutto di 50 anni di governi disattenti alla Cultura e lasciare in pace Franceschini? Ovviamente sollecitandolo a fare!! No, bisogna necessariamente gettare fango addosso!!! ed è evidente che la gente continuerà a non leggere!!!!

  • non credevo che lo sport fosse una forma di cultura, lo reputavo al livello della tv spazzatura (sia praticato che guardato).

    continuerò comunque a fregarmene…..

    per quanto riguarda la lettura dei quotidiani (che di solito sono spazzatura) bisogna vedere quanta gente invece si aggiorna leggendo le notizie online o (peggio dei giornali) guardando i vari tg.

    • Caro Floriano ricorda ciò che diceva quell’uomo dodato di grandissima eloquenza: “mens sana in corpore sano”.
      una mente sana ha bisogno di un corpo sano.
      buona giornata a tutti

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