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Le bambole per pedofili di Shin Takagi


L’11 gennaio è uscito su The Atlantic un’intervista a Shin Takagi, fondatore della Trottla, un’azienda giapponese che produce bambole straordinariamente verosimili. Fin qui nulla di così eclatante, se non fosse che nell’intervista Takagi dichiara apertamente che queste bambole sono indirizzate specificatamente a chi ha problemi di pedofilia. Questi giocattoli per adulti sembrano bambine vere, Takagi usa infatti una particolare soluzione chimica, tossica e dannosa per cervello fegato e reni, per ricreare la morbidezza della pelle umana, ci sono inoltre diversi modelli: dalla classica scolaretta tanto di moda in Giappone a bambine piccolissime nude o seminude.

L’intento dichiarato di Takagi è quindi quello di dare una valvola di sfogo a chi è costretto, per non entrare nell’illegalità a reprimere le proprie pulsioni sessuali. Ma è possibile costringersi per sempre? Attraverso le bambole di Takagi queste persone possono, in qualche modo, raggiungere un equilibrio, che può essere indispensabile ad evitare che si compiano gesti illegali, e si vada a molestare bambini veri. blog_dollL’efficacia di questo metodo non è scientificamente provata, lo psicologo e sessuologo dell’Università di Toronto Michael Seto, infatti, ha dichiarato che l’utilizzo di strumenti artificiali in alcuni casi può diminuire effettivamente la probabilità che il pedofilo non compia gesti illegali, ma in altri casi questo potrebbe solo aumentare la frustrazione di tali soggetti, e le possibilità che questa frustrazione sfoci in un atto di pedofilia.

A seguito dell’intervista c’è chi ha considerato le dichiarazioni di Takagi come volte unicamente a incrementare le vendite delle sue bambole. Può essere. Tuttavia, già il fatto di poter produrre oggetti simili dà un’idea su come siano considerate queste tendenze, perversioni per i più agghiaccianti, ma esistenti nella testa di alcuni soggetti e spesso impossibili da cancellare. In Italia un’idea simile non sarebbe neanche lontanamente immaginabile, basti pensare al fatto che esiste una legge che impedisce di detenere materiale pedopornografico anche solo virtuale. Ovviamente non si può cercare di giustificare certi atti così atroci, ma in questo modo non vengono prese in considerazione quelle persone, i “pedofili virtuosi”, come si autodefiniscono in varie community create appositamente, che non farebbero mai del male a un bambino, e che per questo vivono giustamente reprimendosi. Fare finta che queste problematiche non esistano, o ghettizzare all’interno di cerchie di simili le persone con questi problemi di certo non può essere favorevole né a loro, né alla società in cui sono immersi. L’idea di Takagi può essere sicuramente un elemento di aiuto, le bambole tuttavia sono vendute a circa 10 mila euro ciascuna, raggiungibili quindi per ben poche persone.

Valentina Marasco per MIfacciodiCultura

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