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Il destino di un incontro: Salvador Dalì e Walt Disney


Chi, secondo voi, ha pronunciato la frase “se puoi sognarlo, puoi farlo”?

Salvador Dalì? Walt Disney? Non importa, perché se anche uno dei due l’avesse resa famosa, state pur certi che anche l’altro l’abbia pensata tutti i giorni… Quello che importa invece, è che un giorno due personalità stravolgenti e talmente agli antipodi tra loro da essere affini per alcuni tratti si siano messe insieme e dal loro brainstorming venne fuori un’opera unica, che meriterebbe molto più spazio di quello che in realtà le fu concesso.

Per entrambi, i sogni diventarono prima immagini, poi si tramutarono in modi di vivere e poi, infine, in mondi concreti e luoghi materiali da visitare e non solo da poter contemplare: Dalì creò il suo museo a Figueres e Disney i suoi Disneyland.

Destino
Destino

Verso la fine del 1945, Dalì fu invitato da Disney nei suoi Studios, questi gli propose di lavorare ad un corto che combinasse disegni animati e immagini reali sulla ballata “Destino” del compositore messicano Armando Dominguez. All’interno di questo progetto si condensarono tanto la vena surrealista daliniana quanto la sensibilità “creativa” disneyana.

Salvador Dalì era solito descrivere la sua pittura come una fotografia dipinta a mano, ma non fu tanto questa, quanto il mezzo cinematografico a convergere veramente con la sua poetica surrealista. Fin dall’inizio della sua carriera d’artista, Dalì strinse una salda alleanza con il cinema, collaborando con registi holliwoodiani, sceneggiatori e scenografi. Punto comune di ognuna di queste collaborazioni fu sicuramente quella particolare iconografia rintracciabile in tutti suoi lavori e particolarmente in quelli pittorici. Genialità, megalomania, piacere nel generare scandalo, provocazioni, furono le condizioni della vita di questo artista che provava immenso piacere semplicemente nell’essere sé stesso.

Alla figura di Dalì, un “uomo dei sogni” che descriveva delirio e mistero del mondo onirico con straordinaria lucidità e brutalità, fa eco la personalità di Walt Disney che dava vita alla bellezza dei sogni intesi, ancora una volta, come possibilità di realizzare delle proprie fantasie, la sua vita fu un cammino per realizzare tutti i suoi sogni. Come disse lui: “I sogni son desideri…”

Gli anni ’40 furono anni complicati per Disney soprattutto per i problemi economici dovuti alla seconda guerra mondiale. Tuttavia un momento di assoluta creatività e di apertura a mondi e conoscenze nuove era alle porte: nel 1946 Walt decise di lavorare con un artista conosciuto anni prima, un personaggio che sembrava uscito dalla sua matita ma che invece era reale, anzi surreale: Salvador Dalì.

È dall’incontro tra questi due massimi geni creativi dunque, coltivatori e realizzatori di sogni, che nasce lo storyboard di Destino, un lavoro purtroppo rimasto incompiuto per mancanza di fondi. Ma il tempo non passò invano e nel XXI secolo il sogno si realizzerà.

Il sogno diventa Destino:

walt_disney_salvado_dali3Per otto mesi, tra la fine del 1945 e il 1946, Dalì e Disney, si dedicarono alla realizzazione di un cortometraggio che purtroppo non videro mai compiuto. Dalì realizzò centinaia di disegni e bozzetti, lavorando al fianco dell’animatore di formazione classica John Hench. Molte sono le fotografie che lo ritraggono intento a dare corpo alle sue idee, a far fronte ad una nuova sfida: quella di tener conto di un target, un pubblico diverso, non abituato alle sue provocazioni e che, invece, si aspettava ancora una volta l’animazione di un classico sogno disneyano a lieto fine. Dalì non delude il pubblico, ma non rinnega nemmeno sé stesso. Infatti, ciò che colpisce fino alla visione degli schizzi dello storyboard è la sintesi perfetta tra il riconoscibile linguaggio degli studi Disney e l’iconografia, i luoghi, i colori e le metamorfosi daliniane. Come in tutte le opere di Dalì, sia pittoriche che cinematografiche, anche nel corto manca una narrazione lineare in grado di rendere immediatamente comprensibile lo svolgersi della storia. Anche Disney, come in “Fantasia”, può far a meno di uno sviluppo narrativo razionale, ma non può fare a meno della colonna sonora che accompagna il flusso d’immagini creando momenti di pathos, accenti, ritmo.

Il corto racconta semplicemente l’incontro tra un uomo e una donna, il destino di un amore che, come quelli raccontati nelle opere pittoriche, o nel film di Dalì, sono amori complessi, contrastati. Muri che si ergono fra gli amanti, ostacoli che talvolta avvicinano, ma molto più spesso separano. Il corto non venne terminato per problemi economici legati alla crisi della Disney in seguito alla Seconda Guerra Mondiale. Nel 1999, il nipote di Walt, Roy Disney, durante la realizzazione di “Fantasia 2000”, trovò il progetto di “Destino” e decise di concluderlo e portarlo alla luce. Per il completamento del cortometraggio, vennero incaricati gli Studios Disney di Parigi. Il film fu prodotto da Becker Blodworth e diretto dall’animatore francese Dominique Monfrey, per la prima volta nelle vesti di regista. Un team di circa 25 animatori decifrarono gli storyboard criptici di Dalì, grazie agli scritti dell’artista stesso, di Gala e soprattutto grazie ai ricordi di Hench.

Per tentare di ricostruire un corto vicino alle intenzioni dei due ideatori, oltre agli schizzi, allo storyboard vi erano delle certezze dettate dall’inconfondibile stile di Walt, ovvero: tutti sapevano che Disney avrebbe usato ogni mezzo tecnologico a disposizione per rendere al meglio l’animazione. E nel 2000 non poteva che essere utilizzata la computer grafica adoperata, tuttavia, nel rispetto del periodo in cui il progetto venne ideato. Così, Destino riuscì ad essere compiuto e in sé rappresenta un piccolo gioiello di animazione con alle spalle un suggestivo trascorso.

Alla prima proiezione del corto in presenza di Roy Disney e dei membri della fondazione “Gala-Salvador Dalì”, i rappresentanti della fondazione lo definirono “una miscela perfetta di Disney e Dalì. Il corto è un eccellente trasposizione dello spirito surrealista, eclettico, del pittore Dalì, e dell’animo sognante, mistico, e affabulatore del maturo Disney, non senza quella nota oscura tipica di entrambi i suoi creatori. Questa volta il lieto fine manca, ma del resto il sogno è anche un luogo nel quale emergono le fobie profonde, come l’atavica paura dell’abbandono.

Il cortometraggio è stato proiettato per la prima volta al pubblico nel 2003, all’apertura del Festival Internazionale Della Pellicola. Ricevette una nomination all’Oscar e venne proposto, nel 2007, alla mostra “Dalì e il cinema” alla Tate Modern di Londra e nel 2008 al MOMA di New York.

Critica e pubblico sono stati da subito concordi nel riconoscere l’estremo equilibrio tra i linguaggi espressivi delle due personalità, ma, nonostante il risultato, ugualmente ci si chiede quale sarebbe stato il destino del cortometraggio se fosse stato terminato da Dalì e Disney.

Maria Santoro per MIfacciodiCultura

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