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Il viaggio infinito del Cinéma du Désert


«To share is to be human» è il motto dei volontari del Cinéma du desert, viaggiatori instancabili che provengono da diversi paesi d’Europa, i cui fondatori, però sono gli italiani Davide e Francesca. Dal 2009 fanno parte della ONG Bambini nel deserto, un’associazione che interviene a sostegno dei bambini, e delle loro comunità, nei paesi del Sahara e del Sahel, i luoghi in cui è nato proprio il nome del progetto.

old3-710x426 cinema du desertL’obiettivo del cinema del deserto è raggiungere quelle popolazioni che non hanno la possibilità di accedere a questo mezzo multimediale, con il principio che il libero accesso alla cultura sia la base per costruire un futuro migliore. A partire dal 2010/2011 la squadra si è concentrata su orfanotrofi, campi estivi e villaggi isolati, attraversando alcuni stati del continente africano quali Marocco, Mauritania, Mali e Burkina Faso, toccando ogni giorno una località diversa.

Il pezzo forte del progetto, però, è il loro camion che, soprannominato Maggie, è diventato la loro casa, dove vivono per circa 9 mesi all’anno. Ferventi sostenitori del rispetto per l’ambiente e delle energie rinnovabili, i ragazzi hanno attrezzato il veicolo con dei pannelli fotovoltaici sul tetto, immagazzinando l’energia in due batterie che permettono un’autonomia di circa sei ore di programmazione di film. Inoltre, per compensare le emissioni di gas dovute ai lunghi viaggi, i volontari, dopo ogni missione, piantano degli alberi a favore del progetto Green Arrow, aiutando la popolazione del Burkina Faso per i problemi inerenti l’agricoltura.

125610346-cae1172d-f6db-4b54-b112-b524e27dbacfOltre ad essere, quindi, un magazzino per le provviste, per gli strumenti da lavoro e per i beni di prima necessità rivolti alle popolazioni, il camion diventa, soprattutto, quella grande scatola magica del cinema, produttrice di conoscenza e fantasia. Il telo bianco issato su un lato del camion, che funge da schermo cinematografico, non è l’unico svago, perché vi sono anche tutti quegli attrezzi, giochi, vestiti e maschere che i ragazzi usano nei momenti di intrattenimento, trasformandosi in artisti circensi per allietare le giornate dei bambini. Per questi, la scoperta delle immagini in movimento è stata un evento emozionante, ed ora i loro occhi attoniti e curiosi sono più vivi, poiché hanno visto cosa c’è oltre i confini della loro terra. In particolare ad essi è stato dedicato un ciclo di cartoni e film sul diritto all’infanzia, sul ciclo dell’acqua e l’importanza della scuola, mentre gli adulti si sono confrontati con i temi della desertificazione, delle mutilazioni genitali femminili e dell’educazione sanitaria.

L’uso dell’immagine si è rivelato più efficace delle parole, poiché il linguaggio visivo è in grado di superare le divergenze culturali e linguistiche, accomunando gli individui e portandoli allo stesso livello, rendendoli liberi. E liberi di ragionare, in questo caso, lo sono stati gli spettatori che, ad esempio, dopo la visione di alcuni documentari, hanno deciso di denunciare la pratica delle mutilazioni ad opera di una famiglia. Altri, invece, hanno preso delle decisioni importanti in materia di agricoltura, decidendo di usare i buoi, al posto del trattore, per arare i campi, permettendo così un minore impatto ambientale sul terreno.

Bambini4Ciò dimostra quanto sia importante l’opera di promozione, conoscenza e scambio culturale attuata attraverso il cinema itinerante. Un momento di socialità che, in questi anni, ha istruito molte persone poiché, come sostengono i volontari, la «parola magica cultura è la chiave di ogni progresso». In queste distese incontaminate dove la terra e gli sguardi dei bambini riflettono la luce del sole, ora si è avuto quel tempo libero che mancava per evadere dalla fatica del duro lavoro quotidiano, e poter vivere e condividere finalmente il momento del gioco e la scoperta del nuovo. Nel 2015 il viaggio del cinema mobile ha toccato anche la Mongolia, dopo aver attraversato ben dodici paesi in otto mesi e percorso circa 30.000 Km.

Ognuno di noi, se può, dovrebbe sostenere questo progetto affinché continui il più possibile. Infatti, anche se i volontari dedicano tre mesi su dodici ad attività di promozione per finanziarlo, tramite cene, eventi e il supporto di alcune associazioni (come Produzioni dal basso e Lézards Migrateur), c’è sempre la necessità di reperire risorse per i loro lunghissimi viaggi. Appoggiamo, dunque, questa stupenda opera culturale che stanno realizzando, nella convinzione che condividere il sapere, ed anche un po’ di magia, sia il modo migliore per arricchire la coscienza e lo spirito.

Jessica Ferro per MIfacciodiCultura

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