Latest Posts

La lingua italiana: un’evoluzione verso l’impoverimento


Dopo aver assistito, per l’ennesima volta, alle stesse frasi fatte dei telegiornali non ho resistito e ho cambiato canale (scelta dolorosa, ma talvolta necessaria), non senza pormi qualche domanda. Al di là del fatto se sia giusto o meno subire un certo tipo di comunicazione, credo sia importante capire il perché la nostra lingua si stia appiattendo.

linguaSecondo il filologo Luca Serianni è in corso la perdita di quel lessico chiamiamolo ‘colto‘, che non significa erudito, in altre parole quello che esula dal gergo giovanile e colloquiale e che dovrebbe essere il nostro italiano standard. Ciò che impera è la genericità, la sufficienza con la quale si usano le parole, senza pensare che, invece, la lingua è il nostro collante naturale, culturale e sociale. Noi esprimiamo le nostre emozioni con essa, svolgiamo compiti e produciamo testi con il suo aiuto, ci relazioniamo grazie ad essa nel mondo del lavoro, ma soprattutto riusciamo a comprenderci tra generazioni diverse. Allora, quando si sente il telegiornale annunciare che il delitto è ‘efferato’, o che l’atterraggio di un aereo è felice, mi torna in mente il ritornello di una bellissima canzone:“…nasce l’esigenza di sfuggirsi per non ferirsi di più…”. Già, perché oramai immagino che anche i poveri delitti non ce la fanno più a sentirsi nominare così e, come noi, vorrebbero SFUGGIRE appunto a questo incasellamento da linguaggio televisivo. Per non parlare poi dell’uso dei termini inglesi, penso alla parola ‘summit‘, tanto abusata quanto mal pronunciata: in fondo, però, si tratta solo di un semplice incontro al vertice!

Logicamente una lingua può cambiare ed evolversi, inglobando parole ed espressioni che derivano dallo sviluppo dei nuovi mezzi di comunicazione e dalla tecnologia, ma questo non toglie che si debba usare rispetto e una buona dose di decenza nel loro uso, come si sottolinea in una petizione pubblicata sul sito Change.org a salvaguardia dell’italiano. Le autorità pubbliche, la classe politica tutta, oltre che la cara maestra televisione dovrebbero riflettere sui problemi appena accennati. Perché, quindi, utilizzare parole straniere quando esistono dei validi corrispettivi in italiano (vedi job act —> legge sul lavoro)? Un uso massiccio dell’inglese conduce ad una dimenticanza delle parole italiane più semplici, che sono destinate a scomparire se si continua in questo modo. cruscaAndrebbe sempre fatto un confronto tra le due lingue quando ci si accinge a studiarle, poiché è una crescita personale culturale e si può capire bene che l’una è una lingua per natura sintetica e immediata, mentre l’italiano è più complesso e articolato. Dovrebbe incuriosirci per la sua ricchezza di espressioni e termini anche raffinati, belli all’udito che oggi magari non si usano più. D’altronde noi pensiamo in italiano, e per certi versi abbiamo una biblioteca mentale più forbita, ma non sfruttata a dovere. Riempirci la bocca di termini inglesi non vuol dire certo conoscere questa lingua e saperla parlare (bene). Lo si fa, spesso, per moda, per sembrare più intelligenti, rischiando così di cadere nel ridicolo.

Quello che si richiede alle autorità, quindi, non è un linguaggio aulico, tecnico o burocratico, ma parole semplici, chiare e dirette, messe in fila come vuole la logica e non assemblate con effetti speciali tanto per spettacolarizzare i messaggi. Non è necessario fare propaganda di sé (cioè che il mezzo pubblicizzi se stesso), poiché non tutto è spettacolo, ma ogni notizia è cultura. Anche l’Accademia della Crusca ha evidenziato tale problema che, molto probabilmente, con il tempo porterà all’impoverimento della nostra capacità critica e di pensiero.

Una parte della colpa ce l’hanno, dunque, televisione, computer e cellulari, poiché la velocità e sinteticità proprie di questi mezzi sono causa/effetto della fretta e dell’immediatezza del parlare e dello scrivere. L’individuo, così, non riesce ad esprimersi ragionando scrupolosamente, né la lingua può mostrarsi in tutte le sue sfaccettature. Il lessico sintetico che ne deriva non viene arricchito, ma quasi demolito costringendo la mente ad un lavoro di sintesi e di abbreviazione. L’abitudine a parlare e ascoltare un determinato tipo di linguaggio causa la perdita, non secondaria, delle sfumature e varietà che l’italiano possiede per tradizione, ragione per cui a scuola si assiste sempre più alla correzione di errori ortografici e sintattici. impoverimento linguaValeria della Valle, docente di linguistica alla Sapienza, afferma che in ambito scolastico le ore dedicate all’analisi del testo pregiudicano quelle destinate all’insegnamento dell’italiano. Si tratterebbe solo di trovare un giusto equilibrio tra le discipline.

La risoluzione dei problemi dovrebbe partire dalla scuola, senza dubbio, spingendo i ragazzi a sfruttare il loro tempo non solo su internet, ma impiegandolo per leggere (anche i quotidiani), per ascoltare trasmissioni radiofoniche, per ritrovare momenti di dialogo e d’incontro all’aperto: la mente ne troverebbe beneficio, uscendo dall’impigrimento della lingua 2.0. Si auspica, però, anche un uso corretto dei mezzi di comunicazione per non permettere al pensiero di uniformarsi, impoverendosi.

Jessica Ferro per MIfacciodiCultura

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

5 Comments

  • Non si chiama impoverimento, si chiama evoluzione. Tutte le lingue del mondo ne sono affette eppure pare sia considerato un “problema” solo in Italia dove il morboso attaccamento all’antico, la tradizione e il vecchio ha da sempre rallentato ed ostacolato il progresso.

  • Pensare che innovazione sia sempre sinonimo di miglioramento, specie quando l’innovazione è spontanea come nel caso della lingua o delle modificazioni genetiche (che infatti non sempre, anzi assai di rado, seterminano una modifica permanente nelle specie). È altresì vero che le modifiche a cui va incontro la lingua italiana negli ultimi 30-40 anni sono orientate nel senso della semplificazione ossessiva (snaturando la bellezza e la precisione del nostro idioma): il vantaggio è anche gli individui che non hanno mai toccato un libro dopo la scuola dell’obbligo possano credere di esprimersi correttamente, solo perché la loro pochezza espressiva è largamente condivisa dai colleghi AF.

    • Concordo con Vieri, nel senso appunto che stiamo assistendo ad una semplificazione ossessiva che di certo non fa bene né a noi, né alle generazioni future che, senza un’adeguata conoscenza della lingua, si ritroveranno a parlare nel linguaggio degli SMS.

    • Se hai letto bene l’articolo, Allie, io ho anche parlato dell’evoluzione, ma di certo il fatto che i telegiornali, i politici e, di conseguenza, noi tutti utilizziamo sempre lo stesso modo di parlare senza, appunto, evolverci verso un’ampiezza linguistica è un impoverimento. I vocaboli e i modi di dire dovuti all’evoluzione tecnologica vanno benissimo, ma vanno inglobati insieme a tutto il resto dei vocaboli del nostro dizionario.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

diciassette − quindici =