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Le estrazioni petrolifere e le bugie dell’Italia


Circa il referendum sulle trivellazioni l’esecutivo sembra affrettarsi per dare il via a un vero e proprio stupro all’Adriatico, al fine – si direbbe – di sfruttare quei giacimenti petroliferi che lo stesso Michele Marsiglia, Presidente della Federpetroli Italia, aveva esaltato come risorsa in grado di innalzare il paese a potenza energetica. Idea che oggi il governo italiano si è posto come obiettivo da raggiungere caparbiamente – commenterebbero i filo-renziani – se non fosse che nasconde ipocrisie e tracce anti-democratiche da non sottovalutare.

Matteo Renzi
Matteo Renzi

Oltre al silenzio mediatico – accentuato dall’attenzione sui nuovi fatti di Bruxelles – dalle redini fin troppo scontate, il governo si è apprestato non solo a imbastire il referendum in solitaria, anziché in concomitanza con le elezioni amministrative di giugno – richiesta che avrebbero fatto in molti per aumentare la possibilità di ottenere il quorum necessario per la validità dello stesso (scelta che però avrebbe portato i cittadini a consapevolizzarsi maggiormente sull’argomento) – ma andando anche contro quell’accordo stipulato nella conferenza di Parigi di pochi mesi fa.

Non dimentichiamo infatti che il 12 dicembre dello scorso anno 195 paesi hanno stipulato un accordo fondato sulla “massima cooperazione di tutti i paesi” allo scopo di “accelerare la riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra”, considerando i mutamenti climatici allarmanti.

L’Europa – come si è detto persistentemente nelle settimane che incorniciavano la conferenza, a differenza delle ultime che dovrebbero essere le più cruciali – è terza nella classifica dei maggiori inquinatori, dopo la Cina e gli USA. L’Italia che avrebbe dovuto «ridurre le emissioni di gas serra di almeno 40% entro il 2030 rispetto ai valori del 1990» – come aveva dichiarato il Ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni – adesso cerca di sfilarsi da un patto internazionale non solo anti-democraticamente con una campagna referendaria quasi inesistente – in particolare al Sud, interessato nel ragusano per i giacimenti di Vega – ma anche ipocritamente dinanzi a un accordo neonato che – a prescindere dall’esito del referendum – si è visto schiaffeggiare con la sola proposta di sfruttare risorse non rinnovabili. L’estrazione del petrolio infatti porterà solo all’obiettivo contrario a quello posto alla fine della conferenza parigina, snodandosi in una serie di causa-conseguenze inevitabile: emissione di anidride carbonica, aumento dell’effetto serra, riscaldamento globale del Pianeta.

«Si perderebbe la possibilità di dimezzare la bolletta energetica delle famiglie italiane» non sfruttando i giacimenti petroliferi – sosteneva Marsiglia. Esisterebbe tuttavia un’alternativa, di certo più sana oltre che proficua: secondo gli esperti si perderebbero ogni anno oltre 10 miliardi di euro di risparmio energetico a causa di chi (ri)vende elettrodomestici fuori norma. trivelle1 energia rinnovabiliIn Italia è infatti possibile acquistare elettrodomestici la cui etichetta mentirebbe sul reale consumo energetico: si potrebbe raggiungere uno sgravio annuale di 465 euro nelle bollette di ogni famiglia europea, se solo si stanziassero fondi necessari per permettere al Ministero dello Sviluppo Economico e alle Camere del Commercio di portare avanti – e appieno – il proprio lavoro di controllo.

Legambiente d’altra parte si fa spazio, inudita: le energie rinnovabili – idroelettriche, eoliche, solari, geotermiche e quelle ricavate dal mare – non solo sono inesauribili, contrariamente a quelle non rinnovabili che si intende estrarre, ma sono oltretutto pulite, differentemente dalle seconde, nocive per l’ambiente, il clima e l’uomo.

Ricordiamo che agli inizi del 2000 fu portata avanti un’inchiesta circa il ritrovamento di benzina e mercurio nelle arance e nel pesce nelle zone industriali sicule: le trivelle dinanzi alle coste ragusane sarebbero solo un ulteriore danno. Legambiente si appella così al Presidente Mattarella – che in occasione del convegno per l’anniversario del Protocollo di Kyoto parlava di «avere cura del Pianeta» – affinché non firmi il decreto. Che sarà lui il prossimo a peccare d’incoerenza?

Graziana Solano per MIfacciodiCultura

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2 Comments

  • Chi scrive non ha la minima idea di come possa funzionare la migrazione dallo sfruttamento delle risorse non rinnovabili a quello delle rinnovabili, evidentemente influenzato dai tanti falsi esperti che prendono parola in televisione.
    Bisogna indirizzare la domanda, non l’offerta.
    Il governo può suggerire tale migrazione con incentivi fiscali o forzarla con delle tasse sui combustibili, che ricadano legalmente sui consumatori finali o sui fornitori di energia.
    Di sicuro non cambierà niente proibire l’apertura di nuovi pozzi perché se i combustibili non li si compra in Italia li si compra all’estero senza difficoltà.
    Parliamo invece di ciò che peggiorerà, avvenuta la vittoria del “sì” sul “no” : aumenteranno i rischi di danni ecologici, visto l’aumento della tratta per ottenere petrolio e gas necessari; si azzereranno gli introiti delle ditte italiane coinvolte, introiti che potrebbero diventare fondi per ricerca e sviluppo di fonti rinnovabili (o anche solo meno inquinanti, come il blue diesel o l’e-diesel) vista la necessità di queste ditte di rimanere validi concorrenti sul mercato; si perderanno gli stipendi degli italiani coinvolti; si perderanno le percentuali del governo sul valore del petrolio estratto, percentuali che avrebbero potuto finanziare gli incentivi fiscali proposti sopra.

    Fatto questo discorso generale, chi scrive non ha neppure l’idea di cosa contenga il testo del referendum citato come introduzione all’articolo. Gli italiani non sono chiamati a decidere sull’estrazione di petrolio in tutto il territorio nazionale, ma:
    “Il quesito riguarda solo la durata delle trivellazioni già in atto entro le 12 miglia dalla costa, e non riguarda le attività petrolifere sulla terraferma, né quelle in mare che si trovano a una distanza superiore alle 12 miglia dalla costa (22,2 chilometri).” (http://www.internazionale.it/notizie/2016/02/24/referedum-trivelle)
    Quindi bisogna parlare di eventuali danni in proporzione alla vicinanza alle coste registrati nelle zone interessate, cosa che l’articolo fa, come chiusa, in modo molto pressapochista e veloce.

    • Credo che possa ben argomentare anche chi ha scritto liberamente per noi questo pezzo, ma mi scusi ma il suo commento non solo è arrogante ma proprio fuori luogo. Qui si scrive in maniera libera e si cerca di porsi domande. In ogni caso, io le rispondo parlando della mia scelta in merito alle trivelle, che va al di là dell’articolo pubblicato, di cui, ripeto, se vorrà, ne risponderà chi lo ha scritto.
      Ho scelto personalmente di schierarmi contro le trivellazioni e so che non fermeremo quelle già in atto ma è giusto sensibilizzare sull’enorme problema ambientale che questo incivile rincorrere l’oro nero ad ogni costo sta portando. Al di là del fatto che abbiamo un presidente del Consiglio che addirittura non incentiva ad andare a votare al referendum, cosa assolutamente incostituzionale, forse è il caso che si smetta di chiamare in causa il fatto che molte persone perderanno lavoro, perchè non è così che si risponde ad un problema di natura ambientale. E’ come dire “la medicina x che abbiamo prodotto e venduto per anni in realtà ci ucciderà, ma non possiamo lasciare a casa chi la produce.” Ma stiamo scherzando? Lo Stato dovrebbe difendere i cittadini che non trivellano e quelli che sono costretti a trivellare per avere un lavoro in ugual misura, esattamente come dovrebbe difendere il mare, le coste, l’ambiente e il nostro territorio. Dovrebbe impegnarsi per primo per introdurre nuovi posti di lavoro, chissà nel fotovoltaico (mai sentito parlare di energie rinnovabili???) e non usare questi slogan qualunquisti per non volere vedere l’avvelenamento che si sta perpetuando sul nostro territorio. Lo vogliamo capire che dobbiamo invertire la rotta ? Che le scelte economiche e capitaliste del passato ci stanno avvelenando e che abbiamo solo un pianeta e lo dobbiamo salvaguardare? O aspettiamo che ci pensino i nostri figli, perchè tanto quando il mondo collasserà noi ce ne saremo già andati? Ma che razza di umanità è questa?
      Valentina Ferrario, founder di MifacciodiCultura

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