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Scandalo Roma: i furbi che non pagano


C’era una volta la casa, e adesso non c’è più. Vi ricordate di quando avete comprato casa, delle nottate insonni, dei giorni di straordinario a lavoro, delle cene low budget per risparmiare qualche soldo, dei giorni scanditi dalla speranza che la banca vi concedesse il mutuo? Se per voi la casa è stato o è tutto questo, sappiate che per alcuni furbetti, le cose sono andate un po’ diversamente. Infatti, se tutto questo non dovesse già bastare ad azionare un movimento circolare-automatico delle vostre preziose ghiandole riproduttive, a mettere la ciliegina sulla torta come una impertinente goccia che tutto il vaso fa traboccare, ci ha pensato l’ennesimo scandalo pubblico che ha toccato, tanto per cambiare, il Comune di Roma.

roma immagine del centro
Fotografia del centro di Roma

Appena qualche giorno fa, infatti, il commissario straordinario Francesco Paolo Tronca è intervenuto per stigmatizzare una situazione a dir poco incredibile che, in realtà, già da almeno un decennio era stata oggetto di protesta da parte di organizzazioni varie per la tutela dei consumatori.  Sembrerebbe infatti che il Comune di Roma, proprietario di circa 43 mila abitazioni, sparse sul territorio della capitale abbia effettuato una sorta di mappatura del patrimonio immobiliare, andando a dettagliare la situazione sul I Municipio. I dati sarebbero, anzi sono allarmanti. Circa l’85% di coloro che utilizzano gli immobili di proprietà del Comune per uso abitazione o per attività commerciali non paga l’affittoIn altre circostanze, invece, le abitazioni sarebbero soggette a tariffe per così dire forfettarie o di favore, corrispondenti a poche decine di euro.

Cosa pensereste se vi dicessero che mentre voi cercate di pagarvi un monolocale in periferia spendendo almeno metà del vostro stipendio, qualcuno vive in una bella casa di proprietà del Comune, e magari, con vista Colosseo a soli 32 euro al mese? Beh, qualsiasi cosa sia, pensatelo pure, perché è tutto vero. L’aspetto più rilevante emerso dall’indagine è che chi usufruisce di questi prezzi di favore non sono persone dal reddito basso, o dalla condizione sociale disagiata. Il sospetto, infatti, è che i criteri di assegnazione siano stati dettati da metodi e prassi poco ortodossi, ma soprattutto dalla presenza di connivenze e relazioni trasversali col mondo della politica in una ennesima manifestazione di do ut des tutta italiana.

Così, dopo i già numerosi anni trascorsi da quell’appartamento donato a un ‘inconsapevole’ ex minsitro Scajola, l’idea di usare la casa come strumento di compravendita e talvolta di ricatto ha toccato anche il patrimonio pubblico, e la pratica di svendita e regalo dello stesso agli amici degli amici, sembra essere diventata una vera e propria consuetudine. Infatti i fortunati affittuari di case dal valore milionario sono relativamente molto più frequenti di quello che immaginate. Tronca ha dichiarato che gli immobili in questione, e siamo solo alla prima tornata, sono 574, di ognuno dei quali, grazie all’indagine che ha avviato da mesi, si conosce però esattamente la posizione amministrativa.

Quindi ora si può intervenire.

«Non potevo non evidenziare certe anomalie, queste erano inaccettabili per qualsiasi tipo di amministrazione comunale figuriamoci per Roma Capitale», ha dichiarato il commissario straordinario.

Francesco Paolo Tronca
Francesco Paolo Tronca

Al momento sono ancora in via di esecuzione gli accertamenti relativi alle eventuali responsabilità dei dirigenti del servizio immobiliare, che in un modo o nell’altro per decenni non hanno potuto, o voluto, intervenire in maniera chiara e diretta sul problema. Qui si tratta di fare piazza pulita di un sistema radicato all’interno dell’amministrazione, tutto orientato in un’ottica clientelare. Un sistema di favoritismi, basato sulle logiche di una corruzione spicciola e agevolata da un occhio del controllore pubblico troppo spesso volutamente distratto.

I dati della ricerca condotta da Tronca e il suo team hanno lanciato un segnale forte, le indagini avviate hanno smosso le acque e riportato un annoso problema davanti agli occhi della opinione pubblica. Il nostro auspicio è che questo tentativo di fare chiarezza sui buchi neri e le irregolarità riesca a dare un ultimo efficace contributo alla rinascita di una città che ha tanto bisogno di essere detersa dalle macchie della corruzione.

Oggi, mentre come funghi spuntano canditati alla poltrona di sindaco, e si assiste all’ennesima, povera, campagna elettorale, la battaglia per la legalità all’interno delle amministrazioni locali e a maggior ragione all’interno di Roma deve assumere i contorni dell’imprescindibilità divenendo un vero e proprio must. La lotta alla corruzione deve essere una delle prime battaglie che ci auguriamo chi vincerà le prossime amministrative avrà il coraggio di portare avanti, e questo non solo per la credibilità dell’amministrazione della capitale ma anche per l’applicazione di un principio di equità sociale e di rispetto delle regole che deve garantire il benessere di tutti e al contempo divenire lo strumento per riavvicinare i cittadini alle istituzioni, in modo concreto e lontano da una sterile e quanto mai inutile retorica.

Insomma, che non siano sempre i soliti a pagare per i furbi.

Stefano Mauro per MIfacciodiCultura

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