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Torri Gemelle: ‘’Nessun giorno vi cancellerà dalla memoria del tempo’’


«Qui l’11 settembre c’erano due torri: un simbolo dell’America. Adesso è solo un cantiere e un cimitero. […] Si sono concluse, qui, le storie umane di 3000 persone», Enzo Biagi.

«Nulla dies umquam memori vos eximet» (Mai nessun giorno vi cancellerà dalla memoria del tempo), Virgilio.

Spiccavano con la loro mole e la loro altezza nello skyline della Lower Manatthan, l’estremità dell’isola spesso immortalata nelle foto dei turisti che la guardano dal fiume Hudson, le due torri, le Torri Gemelle, progettate dall’architetto Yamasaki e realizzate dall’ingegnere Robertson, simbolo della città di New York.

Furono costruite nell’arco di sette anni. Nel 1966 cominciarono i lavori per l’edificazione della Torre Nord e solamente due anni più tardi cominciarono quelli per la Torre Sud. Foto 1Il 4 aprile del 1973, esattamente 43 anni fa, venivano inaugurati quei due edifici dalla forma imponente che batterono il record di altezza dell’Empire State Building.

Ma nonostante il primato, effimero, che tra l’altro durò soltanto un mese poiché il 4 maggio 1973 i due grattacieli furono raggiunti e superati in altezza dalla Sears Tower di Chicago, le Torri Gemelle divennero un vero e proprio simbolo da cartolina, ma soprattutto il simbolo del capitalismo e di un potere economico forte, il più forte, quello americano, nonché personificazione della società civile americana che lavora, che produce e che vive.

Un’icona da distruggere e abbattere, secondo alcuni.

Così l’11 Settembre 2001, al-Qā’ida osò sfidare l’America.
Così quel giorno fu compiuto il più clamoroso e sanguinario degli attentati terroristici: intorno alle nove del mattino, due aerei di linea furono fatti schiantare contro le Torri Gemelle, che crollarono in seguito allo schianto lasciandosi dietro una lunga scia di sangue.

Osama Bin Laden, la mente di quelle stragi, è stato ucciso dalle truppe speciali Usa, ma al-Qā’ida non è scomparsa e continua a seminare morte soprattutto in Afghanistan, Pakistan, Yemen, Somalia e Maghreb. Vero è che oggi appare più debole, anche per il fatto che non ha un territorio. Ma se allora al-Qā’ida era il solo e unico gruppo di jihadisti, adesso non è più così.

Oggi è l’ISIS (o Daesh) a destare più preoccupazioni, in quanto organizzazione finanziariamente più robusta e dal sistema militare più strutturato. E l’Occidente sembra cadere sotto i colpi inferti dai terroristi, inerme, e quasi sembra che non sappia come agire, e forse è davvero così. Ma il terrorismo può vincere? Può esserci un altro 11 settembre?

torri-gemelle-11-settembre-271x300Possiamo associare la triste vicenda delle Torri Gemelle agli attentati recentemente compiuti in Europa, a Parigi il 13 novembre 2015 e Bruxelles il 22 marzo 2016. Il filo rosso che lega i tre episodi è la natura dell’attacco. Ogniqualvolta i terroristi agiscono, questi colpiscono un simbolo. Con l’attentato alle Torri Gemelle hanno dimostrato di poter colpire al cuore della nazione più potente al mondo, così come attaccando Parigi e Bruxelles nella loro quotidianità hanno voluto comunicare la forza e l’astuzia possedute, nonché l’astio e la vendetta nutrita nei confronti dell’Occidente.

Ma il terrorismo è solo questo. Vive di simboli e sfama gli stolti.
Ma lo sciocco non è chi ha paura, ma chi strumentalizza il terrorismo, anche e soprattutto per fini politici,  diffondendone concetti vuoti e immagini distorte fatte balenare a cervelli poco attivi e pronti ad accogliere un messaggio sbagliato. Un individuo del genere incute terrore ed è un terrorista alla pari di chi compie stragi (non farò nomi, ma i lettori attenti avranno capito di chi sto parlando).

Il terrorismo non vincerà. È una realtà troppo piccola.

Giovanni Falcone diceva, a proposito della mafia, di quanto essa non fosse affatto invincibile. Volendo citare il magistrato italiano ma riferendoci al terrorismo diremo allora che il terrorismo «non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto, bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e grave, ma l’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, bensì saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza».

Michele Moliterni per MIfacciodiCultura

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