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“È sempre estate”, un racconto di Abdou M. Diouf


Comincio seriamente a crederci alla storia che alcuni trai miei amici mi hanno sempre raccontato, e cioè che è il libro a scegliere il suo lettore e non il contrario. E che quando noi decidiamo che quello è il nostro libro, in realtà è lui che ha deciso in qualche modo di volerci aiutare. E a me, ventenne che sta imparando ora a capire che la vita è un po’ diversa dai romanzi, è successo con È sempre estate, libro dello scrittore emergente Abdou M. Diouf, del mio amico Ab. E lo chiamo amico perché il suo racconto mi ha aiutato tanto e forse più di quanto le parole dei miei amici di una vita non abbiano mai fatto.

e_sempre_estate_400Ho letto le prime 243 pagine di È sempre estate tutte in un giorno, precisamente il primo giorno di primavera. Il mio anacronismo col resto del mondo alle volte è spevantoso, ma sapevo che in un certo senso quella era la data giusta. Una primavera nuova, diversa, perché diversa volevo diventare io. Perché diversa, migliore, voglio essere. E “Ab-blu”, così come lo chiama una dolcissima alunna nel suo romanzo, lo sapeva, non so come. Ho riso, pianto, sospirato mentre le sue vicende insieme a quelle di Modou, Anna, Aicha e Saahra mi si snodavano di fronte agli occhi con estrema facilità. E con estrema felicità.

Ho letto le prime 243 pagine di È sempre estate tutte in un giorno e quando mi mancavano pochissimi capitoli per concludere, ho chiuso il libro. Quando le pagine lette cominciavano ad accumularsi e a non combaciare più a causa del troppo sottolineare e la copertina non si chiudeva a causa della sua flessibilità – ho questo problema con le copertine flessibili, le rovino subito – ho deciso che per quel giorno poteva bastare. Ho deciso che era troppo, anche per me, capace di divorare mattoni su mattoni in brevissimo tempo. E il sapore che quelle 243, duecentoquarantatrè, pagine mi avevano lasciato era qualcosa di indefinibile, molto simile a quando cantando in coro con altre due persone si riesce senza troppo sforzo a creare una triade maggiore perfettamente armonizzata. Non è esattamente felicità, né euforia, né serenità, né tantomeno soddisfazione. È più una sensazione che ti fa sorridere. Sorridere e basta. E sospirare. Sono un po’ questi due i verbi dell’intero racconto: sorridere e sospirare.

Sorridere e sospirare e cercare di guardare il mondo con gli occhi di chi ci insegna che è sempre estate. Anche quando piove, anche quando i momenti brutti ci assalgono alla bocca dello stomaco e ci impediscono di sospirare o sorridere. Anche sotto la pioggia che ci bagna e ci colpisce da ogni lato, noi potremo incontrare quella macchina che si ferma e che ci dà un passaggio fino a casa; anche sotto la pioggia, potremo accorgerci che il nostro compagno o la nostra compagna di vita ha il cuore posato da un’altra parte ma continua comunque a scegliere noi; anche sotto la pioggia, potremo giocare la partita della nostra vita e portare l’intera squadra alla vittoria. Anche sotto la pioggia, ci accorgeremo che se abbiamo la forza di guardarci intorno senza aver paura, in fondo è sempre estate.

sorridere_1E se anche per un secondo l’estate si cela ai nostri occhi, sarà comunque tiepida primavera. Perché in fondo è questo che il libro di Abdou vuole dire: è sempre estate, anche quando è inverno. Ci sono delle persone che l’estate ce l’hanno dentro, come Modou. E altre che brillano di luce riflessa e hanno bisogno che qualcuno glielo ricordi, come Saahra. Ma in entrambi i casi l’estate è dentro, non fuori, e dentro va cercata, capita e apprezzata. È difficile, davvero difficile, parlare di questo libro. Perché entra talmente tanto nelle ossa, nelle viscere, che poi a volerlo cacciare è come voler cacciare te stesso. E non puoi, non vuoi – perché è questo che fa È sempre estate, è questa la magia di questo giovane scrittore: parlare di te. Attraverso di sé. Parlare di tutti attraverso la sua vita, il suo lavoro, la sua passione, i suoi amici, il suo Senegal – che mi è piaciuto un sacco quando ho scoperto che vuol dire nostra casa.

Se tutte le nazioni avessero questo significato saremmo un mondo più felice. Ora, sperando tu abbia tempo, mi rivolgo a te che stai leggendo. Nella vita potrai passare momenti felici e momenti tristi, momenti in cui tutto sembra tirare via liscio come l’olio e momenti in cui la forza per fare le cose più basilari come respirare, camminare o mangiare ti verrà meno. Cerca l’estate. Anche solo per un minuto al giorno, non dimenticarti di guardare l’estate che hai dentro. Una canzone, una frase, un libro, una passeggiata, un abbraccio, due chiacchiere, un sorriso. Il suo. Un sospiro, il mio. Perché sai, la vita forse non è come un romanzo. Ma tu hai tutto il diritto di farcela diventare.

Martina Simonelli per MIfacciodiCultura

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