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Fabrizio Quattrocchi: 12 anni fa moriva un italiano


14 aprile 2004 – 14 aprile 2016. 12 anni. 12 lunghi anni da quel tragico giorno. Ma facciamo un po’ di chiarezza e ripercorriamo ciò che accadde.

Fabrizio Quattrocchi nasce a Catania il 9 maggio del 1968 e fu ucciso in Iraq nel 2004 per l’appunto. Si trovava in Medio Oriente perché era al servizio di una compagine militare privata.

Fabrizio Quattrocchi

Venne rapito ed ucciso da alcuni miliziani, nati con l’obiettivo di liberare il proprio Paese dagli invasori. Ad invadere l’Iraq furono in primis, manco a dirlo, gli USA e poi una coalizione di altri Paesi, tra cui il nostro. Il loro scopo era fermare Saddam Hussein, accusato di possedere armi di distruzione che avrebbe utilizzato contro l’Occidente. Tali armi non furono mai trovate, fu trovato il petrolio però… ma questa è un’altra storia. Questo è lo scenario in cui Quattrocchi lavorava.

All’epoca dei fatti avevo 15 anni ma la mia indole si era già manifestata e seguivo attentamente i telegiornali e leggevo i cartacei. L’idea che mi feci allora era che Quattrocchi fosse uno dei tanti costi in vite umane della guerra. Nessuna colpa a lui perché è stato semplicemente una vittima del sistema, vittima sacrificale di un progetto molto più grande di noi, ordito da persone assetate di ricchezza. Nel 2006, due anni dopo i fatti, a Quattrocchi venne conferita la medaglia d’oro al valor civile alla memoria diventando quindi un eroe nazionale. Il conferimento venne perché Quattrocchi, prima di essere giustiziato con due colpi di pistola, gridò con fierezza «Adesso vi faccio vedere come muore un italiano». Questa frase risvegliò i fieri animi della destra italiana e, nello specifico, quelli di Alleanza Nazionale i quali, memori e fieri delle loro origini fasciste, videro in quelle parole un forte sentimento nazionalista da premiare, da prendere ad esempio, da elogiare. Fabrizio Quattrocchi divenne l’esempio del coraggio italiano.

Fabrizio Quattrocchi nelle mani dei suoi rapitori e assassini
Fabrizio Quattrocchi nelle mani dei suoi rapitori e assassini

Nessuno mette in dubbio il coraggio e l’eroismo di Fabrizio Quattrocchi ma voglio sindacare la scelta del conferimento di una medaglia. Numerosi gli italiani che la meriterebbero, come numerose sono le famiglie dei caduti che avrebbero diritto ad un sussidio. Il conferimento venne deciso durante la campagna elettorale del 2006 e l’estrema destra ne fece un cavallo di battaglia, un po’ come fa coi Marò.

Giusto ricordare, oggi, l’anniversario della morte di Fabrizio Quattrocchi, perché in quel dannato giorno morì un giovane ma un pensiero deve andare oltre: Quattrocchi è stato ucciso perché in quel Paese c’era un invasore che portava la guerra, che portava dolore. Non giustifico i carnefici perché la violenza e la morte non si possono mai giustificare ma non riesco nemmeno ad essere dalla parte degli invasori.

Quattrocchi ha pagato per una colpa non sua dando la possibilità agli invasori di avere una motivazione per continuare a far guerra, e ad una parte della politica italiana di mietere voti sulla pelle di un italiano. Oggi più che mai l’appello è di fermare la guerra. Basta armi, morti, pianti, disperazione. Basta soldati, eserciti e bombe. Affinché le uniche medaglie siano quelle vinte ai Giochi Olimpici, con tanto di Inno di Mameli. Affinché qualcuno possa dire, al massimo, «Adesso vi faccio vedere come vince un italiano».

Oggi, come allora, il pensiero va ad una giovane vita spezzata, recisa e disprezzata.

Tutto per colpa di ciò che di più insulso c’è al Mondo.

Tutto per colpa della guerra.

Arturo Calabrese per MIfacciodiCultura

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