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The Art of the Brick: una Mostra Empatica


“Nuota controcorrente!
Segui la tua strada!
Trova il coraggio dentro di te!”
Nathan Sawaya

Il paradosso della vita è che sprechiamo il tempo a rimpiangere di non viverla piuttosto che utilizzare quei momenti pieni di lamento per assaporare ciò che di bello il mondo ha da offrirci.

Think
Think

La velocità di cui siamo schiavi (in)consapevoli non ci offre tanti momenti in cui alimentare le nostre anime con l’arte della creazione, sta a noi impegnarci per non perdere la libertà che ci rende umani.
Ci sono delle Mostre che hanno il potere di risvegliare la fantasia e l’immaginazione che è in noi, perché ci chiedono di pensare con il cuore, di staccare la testa e dedicarci soltanto ad amare ciò che stiamo facendo in quel preciso istante.

“Per fortuna l’arte non ha regole”

Questo è il motto che accompagna la mostra The Art of the Brick di Nathan Sawaya che può essere ammirata in questi giorni a Roma, presso lo Spazio Eventi Tirso (fino al 25 aprile). Si vive una vera e propria catarsi passeggiando tra le sue incredibili opere, costruite interamente con mattoncini di lego: circa 1 milione utilizzati per più di 80 sculture esposte. L’artista dice infatti che:

“I sogni si realizzano…un mattoncino alla volta!”

Lui stesso ha realizzato i suoi sogni in questo modo: si è “liberato” del suo ruolo da avvocato per abbracciare la sua vera passione, il suo vero Io, non senza soffrire.

Varcato lo spazio che delimita il mondo reale da quello dedicato alla mostra, si è da subito immersi in un’atmosfera magica. Nella prima sala l’artista ha voluto ricreare il suo studio per dare l’idea di come vive. Emblematica è una delle prime opere che si incontra: Think è il titolo di quello che Sawaya considera un esperimento sulla natura delle idee, considerate come entità fluttuanti. Un altro esperimento che diletta Sawaya è lo HugMan: omini di lego che abbracciano le cose e che colloca in giro per la città, per regalare ai passanti qualcosa per cui sorridere. Qui si trova anche Blue Guy Sitting, un uomo di lego seduto su una poltrona con cui ci si può fare una foto e “sussurrare qualcosa all’orecchio”.

Blue Guy Sitting
Blue Guy Sitting

Le opere esposte sono collocate in varie sezioni: si può ammirare quella dedicata ai maestri del passato in cui tra tante c’è riprodotto, interamente con i lego, il dipinto della Gioconda in cui l’artista ha cercato un modo affinché lo sguardo catturasse l’osservatore e per creare questo effetto ha “giocato con i pixels”. Un altro esempio è la Notte Stellata di Van Gogh, il Discobolo, la Sfinge, il Partenone.

Un’opera divenuta iconica è Yellow (utilizzata come copertina di cd, avatar per cellulari) con cui si entra in empatia e che parla alle persone; rappresenta l’apertura di se stessi al mondo. La mostra riesce a rappresentare il fanciullo che è in noi, riesce a farci evadere dalla quotidianità che opprime, le sue opere parlano ai cuori di chi le osserva, rappresentando la realtà che ognuno vive. È il caso di Green Torso in cui l’uomo rappresentato tiene tra le sue mani la sua testa staccata dal resto del corpo come ad indicare il bisogno di “staccare la spina” dalla frenesia che soffoca. Tra i suoi intenti c’è anche quello di permettere all’osservatore di esercitare il proprio occhio dell’immaginazione: una stanza a parte, in cui ci si getta in un’atmosfera marina, è dedicata all’opera Swimmer dove è presentata solo la parte superiore del corpo, lasciando spazio alla fantasia di creare ciò che potrebbe esserci sotto. Sawaya vorrebbe che tutti, dopo la mostra, uscissero da lì e cercassero la propria arte.

Una personalità complessa quella di Sawaya, un artista geniale, ma al contempo un animo sensibile verso il mondo nella sua interezza. L’opera rappresentante il simbolo della Pace dà l’idea della profondità del suo cuore: è creata con mattoncini lego di tutti i colori e riciclati, perché la Pace ha bisogno di tutti, senza discriminazioni.
La sezione che fa emergere questa grande personalità d’artista e di uomo è Human Condition dedicata ad “opere di metamorfosi” in cui sono rappresentati i cambiamenti che ha avuto nella sua vita. In queste sculture si può toccare con mano l’emozione che esce fuori. È il caso di Mask che rappresenta le maschere che quotidianamente adottiamo, spesso perdendo anche il nostro vero Io. Simbolico è Grasp che rappresenta un uomo che cerca di distaccarsi da delle mani che lo trattengono: è il racconto autobiografico dell’artista, che quando decise di abbandonare la sua professione di avvocato per fare l’artista tanti gli dicevano che non ce l’avrebbe fatta. Collegata a questa c’è Gray eseguita all’inizio della sua carriera che ritrae tutte le sue emozioni che lo accompagnarono proprio in questo cambiamento.

Partenone
Partenone

La mostra si conclude con Dinosaurium per regalare ai bambini che vanno lì ad ammirare le sue opere un’emozione unica.

Sawaya è un esempio di come la forza d’animo, il coraggio, la passione ci permette di far uscire il nostro vero essere. È importante dedicare, anche solo un giorno all’anno alla nostra libertà d’essere. Magari non abbiamo la possibilità di mollare interamente ciò che siamo, il ruolo che siamo costretti ad adottare perché le nostre priorità non ce lo consentono, ma dedicarci, almeno ogni tanto, al nostro Io, ci permette di evadere, perché sono molte le cose che ci possono portare via il nostro ego, ma noi dobbiamo essere più forti, come mostra la scultura Disintegration.

Tutti noi dobbiamo darci la possibilità di liberare la nostra mente.

Vanessa Romani per MIfacciodiCultura

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