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La pittura nell’era digitale da Rembrandt a Fabio Giampietro


1145The Next Rembrandt è il titolo dell’opera non d’arte ma “digitale” che negli ultimi giorni è stata pubblicata sul web e sulle riviste di tutto il mondo. Il quadro è stato dipinto non dall’artista olandese in questione ma da un sistema combinato di computer e stampa 3D. Per 18 mesi sono stati scansiti e memorizzati circa 500 dipinti, rielaborati con algoritmi sino a creare un ritratto di un uomo con i baffi, abito scuro e gorgiera bianchissima come se fosse stato dipinto dal pittore, dopo più di 300 anni dalla sua morte. Il progetto ha sperimentato l’utilizzo della tecnologia come mezzo per superare i limiti temporali e spaziali, dimostrando come lo studio analitico delle proporzioni del viso, la distanza degli occhi e la scelta dei contrasti chiaroscurali di ogni artista seguano, inconsciamente, una logica in qualche modo prevedibile. Si è così sollevata una discussione della quale non sentivamo davvero il bisogno soprattutto perché il fine è puramente legato al marketing aziendale

Nell’era digitale ha senso invece cercare nella tecnologia qualcosa di più.

Fabio Giampietro e Alessio De Vecchi, italiani giovani e brillanti, di grande intelligenza e sensibilità artistica e umana, hanno superato i limiti spaziali della realtà per un’arte che si sublima e diventa emozione pura nella Sala degli Arazzi del Palazzo Reale di Milano.

20160414_111128_resizedL’evento Hyper planes of Simultaneity, aperto al pubblico in occasione del Fuorisalone 2016, ci ha portato dentro le opere attraverso Oculus Rift ovvero una maschera progettata per i video-game, con uno schermo interno 3D. Questa è stata la prima mostra inside paintings ovvero che prevedeva la rielaborazione della tela dipinta, scansita e poi riformulata tridimensionalmente nei minimi dettagli. Le immagini compongono il video che esplora lo spazio all’interno del quadro a seconda del movimento del nostro viso.
L’installazione ha  superato l’esperimento olandese condotto dalle aziende Ing e Microsoft, con la consulenza del museo Rembrandthuis.

Fabio Giampietro rappresenta la realtà metropolitana avvolta dal caos, dai suoi paesaggi soffocati da grattacieli trapela il malessere collettivo, freme un umanità disincantata e prigioniera che anela alla libertà. Vertigini che ci fanno tremare i polsi e ci emozionano incredibilmente, sia quando siamo di fronte alla tela nella dimensione reale, sia quando nella realtà virtuale volgiamo lo sguardo sino ai confini dell’orizzonte.

La grande tela semicircolare nella grande sala centrale rappresentava una metropoli moderna dove solo i grattacieli invadono il suolo, soffocato completamente dal cemento. La città è vista dall’alto come se stessimo in volo, sulla parte destra tutto è statico e tace poi man mano verso sinistra i palazzi oscillano, si incurvano sino a capovolgersi travolti da una grande onda dalla quale si liberano schizzi di bianco puro.

Giampietro blocca per sempre quell’istante prima del grande impatto, lasciandoci col fiato sospeso e il naso all’insù.

FB_IMG_1460713675663La seconda tela più piccola e suggestiva invece era piena di riferimenti a tutto il percorso artistico del pittore. C’è un albero senza vita, cespugli coraggiosi che invadono qualche tetto metropolitano, una ruota panoramica e dei bambini sull’altalena. Uno di loro è proprio sulla nostra testa e su di lui ancora i rami del grande albero che toccano il cielo. Basta un lieve sguardo più in alto e quasi si ha la sensazione che soffi il vento, che la ruota si sia fermata per sempre. Non siamo in un grande parco giochi ma su un freddo grattacielo.

La tecnologia viene, nella mostra italiana, soggiogata dalla forza del talento che rende un mezzo, nato da calcoli matematici, uno strumento per amplificare le emozioni e rendere questi quadri come luoghi e dimore dell’anima.

Felicia Guida per MIfacciodiCultura

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