Latest Posts, REALize!

Brexit: Europa ristretta o a due velocità?


Il 23 giugno in Gran Bretagna ci sarà un referendum che porrà i cittadini di fronte a questa domanda: Il Regno Unito dovrebbe rimanere nell’Unione Europea o dovrebbe lasciarla?. In seguito all’accordo stretto con Bruxelles David Cameron si mostra a favore della permanenza all’interno del mercato con un’Unione Europea riformata. D’altronde rinegoziare 27 accordi bilaterali non gioverebbe di certo alla capitale finanziaria. Ma quali sarebbero le conseguenze di una ipotetica uscita del Regno Unito? Accantoniamo statistiche e sondaggi e analizziamo geo-politicamente la situazione.

La partecipazione alle faccende europee è sempre stata ambigua e fuorviante. Non solo agli albori della comunità, precisamente a ridosso dei Trattati di Roma, il Regno Unito inscenò la creazione di un’associazione parallela (European Free Trade Association) con lo scopo di far capitolare il progetto europeo; EU-referendum-ballot-paper-638210ma anche dell’esitazione cronica, dopo l’esclusione voluta da De Gaulle, per ostacolare la CEE e le continue eccezioni in seno a molte politiche comuni.

Se dovesse rimanere all’interno dell’UE David Cameron spingerebbe per un’Europa ancor più liberista, “plus-ultraliberismo” lo definirei. Ovviamente aspirerebbe alla creazione di un vero mercato unico dei capitali, all’apertura del settore dei servizi, alla lotta al dumping fiscale e alla creazione di un’area di libero scambio con gli Stati Uniti: proposte in contraddizione con l’economia sociale di mercato a cui la Germania fa ancora debolmente riferimento. Tutto contornato dagli ammiccamenti di Juncker alla corona inglese e all’accondiscendenza di tutti i Ventisette.

Al contrario il Brexit porterebbe ad un indebolimento del Trattato Atlantico di Libero Commercio ed in generale ad una maggior risolutezza nel porre in essere politiche comuni. Probabilmente l’uscita del Regno Unito verrebbe accompagnata da stati come la Danimarca, che dell’ardore iniziale europeo hanno ben poco. Perlopiù un’UE senza Regno Unito lascerebbe alla Nato il compito di sicurezza internazionale e potrebbe imporsi, con una vera politica estera di sicurezza comune, come alternativa a quello che è già stato definito da molti leader, anche Renzi, come elemento di tensione ed instabilità internazionale: la NATO stessa.

Per l’inquilino di Downing Street l’uscita non porterebbe nulla di buono, probabilmente renderebbe più onerose le importazioni e ridurrebbe le esportazioni. Le stime di Citygroup ipotizzano una perdita del 4% del PIL in 3 anni. Inoltre la ricollocazione o il rinegoziamento di visti per i 3 milioni di stranieri formerebbe un importante iter burocratico da intraprendere. I fautori del ‘no’ ipotizzano che innanzitutto si guadagnerebbero i 13 milioni di sterline che Londra manda a Bruxelles ogni anno e la completa autonomia decisionale nonché il riacquisto della vecchia e cara sovranità del ‘900. Il vero problema non è l’insularità del Regno Unito che lo rende incompatibile con il continente ma il flusso migratorio di lavoratori stranieri, soprattutto dell’est, che usufruiscono del forte sistema di welfare. Quindi si vive un reale paradosso: non gradiscono i lavoratori stranieri di europa-620x330un’Europa allargata ma non permettono ad una Europa ristretta di accelerare il processo d’integrazione.

Ormai sappiamo tutti cosa succederà fino al giorno del referendum-trappola di Cameron indetto per vincere le scorse elezioni: darà un contentino ai sudditi che voteranno per restare, come è già successo. Perlopiù ha appena guadagnato uno “statuto speciale” dall’ultimo accordo con Bruxelles. Tra i vari accordi il più discusso è che le banche, le assicurazioni e le istituzioni finanziare della City avranno maggiore autonomia benché esistano le autorità di controllo (Eba).  

Il Regno Unito resterà nell’Unione perpetuando la politica di indebolimento del nucleo duro verso una più strutturata integrazione diluendone i punti di forza ma pretendendone i vantaggi del mercato.

Dunque, forse, il Brexit non sarebbe così male per il futuro dell’Europa, ma d’altronde qui  parla un povero europeista.

a_ogni per MIfacciodiCultura

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

16 − 9 =