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Il museo dell’amor perduto


museo-delle-relazioni-finitePer quanto i problemi che affliggono l’umanità siano svariati sia per quantità che per tipologia, la sofferenza provocata da un amore finito resta un avvenimento capace di scuotere il nostro animo così profondamente da occupare tutta la nostra attenzione.

Tutti siamo stati lasciati o per lo meno abbiamo visto anche solo sfumare qualcosa prima ancora che cominciasse, lasciandoci un senso di amarezza.
Quando si costruisce qualcosa con lentezza e dedizione, ogni cosa che ci circonda sarà in qualche modo legata a quell’impresa: un oggetto comprato o regalato, una canzone, un concerto, una festa, un vestito. Ricordi insomma che, una volta giunti al capolinea della relazione, non faranno che acuire la sofferenza in maniera esponenziale.

Per quanto siano solo “cose” di cui liberarcene facilmente, improvvisamente diventano parti del nostro corpo, prolungamenti dei nostri arti, tappe del vissuto difficilmente archiviabili come una qualunque esperienza. Tutto questo carico emotivo collegato agli oggetti e le storie che si portano dietro è ben raccontato dal Museo delle Relazioni Finite a Zagabria, capitale croata.

museo- relazioni -finiteIl museo è stato creato da una coppia di artisti, Olinka Vištica e Dražen Grubišić, una volta lasciatisi: il loro intento era quello di esorcizzare la fine del loro amore. Ovviamente hanno iniziato fin da subito a raccogliere tantissimi oggetti di altre coppie spezzate, prima solo dalla Croazia poi da tutto il mondo e visto il grande successo dell’iniziativa sono arrivati ad allestire mostre temporanee anche all’estero, con una conseguente continua raccolta di oggetti. Dal portachiavi all’abito della sposa tradita, dai cocci di vetro dell’ultimo litigio a tanti, infiniti peluche, alcuni recanti la beffarda scritta “I love you”.
Diviso in sezioni, si può esplorare ogni fase dell’innamoramento e della relazione, oltre che comprendere quel senso inevitabile di illusione che talvolta comporta l’amore.

Qualunque sia la motivazione che spinge a donare ricordi personali − che sia esibizionismo puro, un sollievo terapeutico o la semplice curiosità − alle persone è subito piaciuta l’idea di esternare la sofferenza della propria relazione come fosse una sorta di rituale o di cerimonia solenne. Le nostre società ci obbligano a partecipare a matrimoni, funerali e feste di laurea, ma non prevedono un riconoscimento formale per la fine di una storia, nonostante il forte impatto emotivo.

Ripensando alle nostre pene d’amore, ci accorgiamo di come esse siano totalizzati e a volte devastanti, di come ci trasformino in egoisti ed egocentrici, come se la sofferenza che proviamo sia una sorte malaugurata toccata solo a noi: nessun dolore potrà essere peggiore del nostro. Poi meditiamo invece a cosa pensiamo quando incappiamo un una persona sofferente per amore: ci accorgeremo di giudicarla esagerata e drammatica, egocentrica (lei) e superficiale, che non conosce i veri problemi della vita.

Eppure quante canzoni non ascoltate più perché vi ricordano un certo periodo? In quante città non volete mettere più piede perché evocano ricordi dolorosi? E quante fotografie avete nascosto chissà dove determinati a cancellare il vostro passato?

TO GO WITH AFP STORY BY LAJLA VESELICA- Visitors look at items presented during the opening of the Museum of Broken Relationships in Zagreb, on October 6, 2010. The museum grew from an idea by Croatian Olinka Vistina and Drazen Grubisic who broke up a few years ago. Each of the more than 700 items on display is explained by a love story. AFP PHOTO/ HRVOJE POLAN (Photo credit should read HRVOJE POLAN/AFP/Getty Images)Per quanto una delusione o una rottura amorosa venga superata totalmente, la ferita lasciata rimane, per quanto rimarginata essa sia. Ma il nostro cervello ha quel meraviglioso meccanismo che ci fa sì ricordare di aver sofferto ma fa in modo che non rimanga traccia in memoria del dolore provato: non avvertiamo più, col passare del tempo, l’irrefrenabile desiderio di scoppiare in lacrime un po’ per tristezza ma soprattutto per rabbia, o quella voglia di ascoltare canzoni terribilmente tristi ma che improvvisamente sentiamo così nostre come se fossero state scritte per noi (non nutrendo il minimo sospetto che forse alla fine, siamo tutti uguali e proviamo le stesse cose).
Il dolore è in un certo senso banale e un passeggiata tra le sale di questo particolare luogo espositivo non farà che ricordarvelo.

Il Museo delle Relazioni Finite non vuole insegnare nulla perché non c’è niente su cui sensibilizzare o qualcosa da approfondire, semplicemente vuole indagare su un trauma non socialmente considerato uno step solenne del proprio percorso. Vuole essere un ricordo malinconico di ciò che è stato, del nostro tempo andato e della comunanza delle esperienze vissute dalle persone.

O forse un insegnamento c’è da trarre da questo museo: scegliete meglio le persone che meritano il vostro amore.

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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