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La Fondazione Bill Gates dall’inguaribile ottimismo


Bill Gates, l’uomo più ricco del mondo, fondatore e presidente di Microsoft, genio del business e dell’informatica, sposato dal 1994 con Melinda French, e, a quanto pare,  un inguaribile ottimista.

Nel 2000 ha creato, insieme alla moglie, la Fondazione Bill e Melinda Gates: oggi, con un patrimonio di 43 miliardi di dollari e 1376 impiegati, è la fondazione più grande del mondo e non c’è campo di cui non si stia occupando.

Scoperte scientifiche, malaria, Aids, tubercolosi, poliomielite, sviluppo nell’agricoltura, servizi finanziari ai più poveri,bill gates3 librerie globali, assistenza alla maternità e ai neonati, nutrizione, vaccini, risorse idriche, controllo del consumo di tabacco, educazione e molto altro.

La fondazione cerca di trovare nuove soluzioni a tutte queste grandi tematiche globali tramite l’uso di un concetto molto semplice: “cosa accadrebbe se”. Cosa accadrebbe se non ci fossero più malattie infettive o se le donne avessero diritti e poteri uguali agli uomini o se tutti i bambini del mondo avessero uguali opportunità?

La missione della fondazione di Bill Gates e della moglie è proprio quella di ispirare le persone al cambiamento, nella consapevolezza che le risorse non sono illimitate, che servono nuove politiche collettive e, soprattutto, che il loro lavoro e la possibilità di successo dipendono fortemente dalla collaborazione con governi, società private, istituzioni scolastiche e organizzazioni comunitarie.

La fondazione ha già ottenuto importanti risultati, in vari campi. Un esempio è la lotta al consumo di tabacco, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.

Nel mondo più di un miliardo di persone fuma, e circa 6 milioni di persone muoiono ogni anno a causa di malattie causate dal tabacco: di questo passo più 8 milioni di persone moriranno entro il 2030, e l’80% di esse sarà un abitante dei Paesi in via di sviluppo. La Fondazione Bill e Melinda Gates ha stanziato più di 225 milioni di dollari ai partners e alle istituzioni che stanno lavorando per modificare le loro politiche sul consumo e sulla vendita di tabacco, come le Filippine. Il Governo ha alzato le tasse sul tabacco, guadagnando dopo solo un anno 980 milioni di dollari, le aziende hanno aumentato il prezzo delle sigarette, provocando un declino nel consumo, soprattutto tra i più giovani.

billgatesQuesta politica ha, inoltre, portato fondi del governo alle istituzioni sanitarie filippine, e ha finanziato l’estensione delle cure sanitarie a milioni di persone, in particolare appartenenti alla fascia più povera, triplicando il numero di famiglie che possono ora accedere alla sanità pubblica.

Un altro chiaro esempio del lavoro della fondazione è il sostegno all’educazione negli Stati Uniti, dove l’anno scorso alcune statistiche avevano rivelato che solo il 40% degli studenti statunitensi aveva i requisiti standard per entrare al college, e che i voti erano molto più bassi tra gli studenti di colore. L’ottimismo di Gates qui ha giocato in casa: tramite il programma Common Core si è creata una rete in cui genitori, scuole e insegnanti possono scambiarsi informazioni e opinioni, e supportarsi a vicenda, a livello statale, alla ricerca di nuove misure e materiali.

I cambiamenti positivi ci sono, anche se non li vediamo.

Sicuramente Bill Gates può parlarne da una posizione privilegiata, una posizione informata ma sicuramente non comune, che consente di avere una visione diversa di ciò che sta succedendo oggi nel mondo.

Alle preoccupazioni di noi comuni mortali lui contrappone un ottimismo disarmante, a tratti forse poco realistico.

Le guerre? Non sarebbero più un problema attuale, in quanto tra qualche anno anche gli ultimi conflitti rimasti in Africa si risolveranno. Secondo Gates, il vero attentato all’umanità nel prossimo decennio sarà un’epidemia, quindi dovremmo preoccuparci più delle malattie che dei conflitti armati.

L’immigrazione? È un problema che verrà riassorbito nel giro di qualche anno.

In Medio Oriente i flussi migratori sono causati dalla guerra, quindi eliminando la causa scatenante, in circa cinque o dieci anni, anche le migrazioni dovrebbero esaurirsi. In Africa nel giro di vent’anni si creeranno situazioni tali per cui la gente non sentirà più il bisogno di andarsene. Ed è anche per questo, oltre che per la primaria questione morale, che, secondo Gates, gli Stati dovrebbero aiutare a creare condizioni favorevoli nei Paesi in via di sviluppo.

Rendere l’Africa autosufficiente potrebbe ridurre la pressione migratoria e sicuramente anche la paura chel_854_bill-gates-and-melinda-gates-cascade-llc l’immigrazione sta creando nei cittadini dei Paesi europei.

Paura che Bill Gates vede davvero come un sentimento quasi senza senso, anche se ammette che la “sindrome dell’assedio”, rilevata nei Paesi in cui stanno arrivando i migranti, è una percezione reale: “Grazie all’immigrazione gli Stati Uniti sono diventati un grande Paese: è un processo che offre più opportunità che svantaggi, sia nel commercio che nello scambio di talenti”.

Il pensiero è di un ricco magnate statunitense con fondi praticamente infiniti, ma propone anche una visione schiettamente vera: non c’è alternativa all’immigrazione, all’innovazione e alla globalizzazione. Da troppo tempo ci sono barriere che stanno ostacolando gran parte della popolazione mondiale a una vita piena e dignitosa: organizzazioni, istituzioni e Stati devono farsene una ragione, e collaborare per rendere le cose migliori.

Jessica Freddi per MIfacciodiCultura

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