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Sul contenuto della Dichiarazione di Indipendenza Americana


È la sera del 4 luglio 1776, quando il secondo congresso continentale approva un documento storico, vale a dire la Dichiarazione di Indipendenza Americana. Tredici colonie britanniche della costa atlantica nordamericana annunciano la propria indipendenza dall’impero britannico esponendovi le motivazioni che le avevano indotte a questo atto. E’ un momento importantissimo per la storia delle democrazie del mondo. Il documento, che sancì ufficialmente la nascita degli Stati Uniti d’America rappresentò, infatti, un modello e una fonte per tutte le carte costituzionali a venire: nel 1789 sarebbe stata emanata la Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e del cittadino.

 

Foto Dichiarazione Indipendenza USA-2Il documento è un colosso etico inneggiante ai diritti inalienabili dell’uomo, uguaglianza, vita, libertà e ricerca della felicità. Qui sotto è mostrata la foto raffigurante il testo definitivo dell’originale pergamena, completo dei suoi principi fondanti che sembrano voler invitare i lettori di oggi a una riflessione postuma. Non me ne voglia il lettore, ma siamo di fronte a uno dei documenti più belli che siano mai stati prodotti dall’ingegno umano sicché non posso esimermi dal commentarne gli aspetti più interessanti, lasciando a terzi, invece, la lettura delle accuse circostanziate nei confronti del re Giorgio III d’Inghilterra che copre la seconda parte del contenuto del documento:

‘’Quando nel corso degli umani eventi si rende necessario ad un popolo sciogliere i vincoli politici che lo avevano legato ad un altro ed assumere tra le altre potenze della terra quel posto distinto ed eguale cui ha diritto per Legge naturale e divina, un giusto rispetto per le opinioni dell’umanità richiede che esso renda noto le cause che lo costringono a tale secessione’’

È il popolo a sciogliere i vincoli politici che lo soffocano, allo stesso modo è il popolo a scegliere il posto che gli spetta di diritto. Il principio dell’indipendenza e il valore primario della democrazia hanno una connotazione divina e naturale (rimando al giusnaturalismo di Locke); valori etici, e doni che un Dio trascendente ha voluto concedere all’uomo immanente, che vive tra le cose immanenti, e insieme l’uomo e le cose risiedono in sé e in sé hanno il proprio principio e fine. Se la democrazia qui intesa come dono divino trascende i confini temporali, l’uomo che ne dispone conosce Dio e con lui si identifica.

Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per sé stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono stati dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità; che allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qual volta una qualsiasi forma di Governo tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un nuovo Governo, che si fondi su quei principi e che abbia i propri poteri ordinati in quella guisa che gli sembri più idoneo al raggiungimento della sua sicurezza e felicità.

2012-Declaration-of-Independence-1024x632La Vita, la Liberta e la Felicità sono le categorie della democrazia. Le categorie come fine e il Governo come mezzo. In virtù del fine superiore, il popolo ha il dovere di distruggere il governo, quello malefico e demoniaco che non gli consenta di raggiungere i principi inalienabili. È incredibile come il messaggio sia estremamente diretto nonché prepotentemente attuale. Inoltre, è piacevole osservare come l’ideologia machiavelliana influenzi il contenuto della Dichiarazione. Secondo Machiavelli, nulla di crudele può mai essere utile. La tirannide di un governo, intesa come il potere al di sopra delle leggi, contrasta il vivere politico e promuove la nascita di una città corrotta, dove le leggi ben ordinate non giovano e i diritti inalienabili muoiono.

Un Sovrano, il cui carattere è contraddistinto da tutto ciò che può definire un Tiranno, non ha diritto a governare un popolo libero

Queste parole richiedono un’ultima e più attuale riflessione. Un governo sovrano non è mai tanto sprovveduto dal definirsi tirannico, e d’altronde i tiranni non sono giudicati tali da quelli che li mantengono al potere, se non prima di essere osservati a ritroso nel tempo. Solamente allora risulta evidente come siano stati causa di rovina dei luoghi dove hanno imperato. Il potere democratico e supremo spetta al popolo libero, artefice della propria felicità e del suo intrinseco diritto a vivere. Proprio con questo documento, i padri fondatori degli Stati Uniti ci rendono coscienti del potere più grande di cui disponiamo, vale a dire quello di rivoluzionare e sconvolgere e altresì quello di non dipendere da chiunque mostri una parvenza di corruzione.

Michele Moliterni per MIfacciodiCultura

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