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Donne alle olimpiadi: storia di una conquista


Tra poco più di venti giorni, assisteremo allo svolgimento della trentunesima edizione delle Olimpiadi, precisamente a Rio de Janeiro, in Brasile. Si prevede che sarà una manifestazione molto problematica, soprattutto a causa di diversi fattori in gioco, come i problemi relativi alla sicurezza, alla conclusione dei lavori, e sopratutto la grande diffusione del virus Zika, che spaventa anche gli atleti partecipanti. Durante il corso degli anni, con la successione di numerose edizioni di Olimpiadi nelle città terrestri più importanti, si è risolto un dibattito che aleggiava fin dalle prime edizioni, cioè la partecipazione delle donne a questa importante manifestazione.

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Pierre de Coubertin

Nel 1894, infatti, il barone francese Pierre de Coubertin, imputando la sconfitta francese nella guerra franco-prussiana ad una mancata educazione fisica adeguata, durante un congresso in un discorso alla Sorbona di Parigi promosse le sue idee, che vennero apprezzate e approvate a tal punto da fondare il Comitato Olimpionico Internazionale (CIO). Inoltre, fu deciso che la prima edizione si sarebbe svolta ad Atene nel 1896, come nella tradizione antica.

Come affermato precedentemente, durante questa prima edizione le donne vennero prima relegate ad una funzione ancillare, cioè all’incoronazione dei vincitori, e dopodiché, nelle edizioni subito successive, come quelle di Parigi, Londra o Stoccolma, venne accettata la loro partecipazione (ovviamente in un numero irrisorio confronto agli uomini) ma solamente in sport marginali come il Tennis e il Tiro con l’arco, quasi come si trattasse di un favore, oppure di deroghe concesse, e non come un diritto sacrosanto. La situazione migliorò a favore delle donne, grazie sopratutto all’intervento di Alice Milliat, che nel 1921 fondò la Federazione Sportiva Femminile Internazionale, che diede un’importante spinta al movimento sportivo femminile. Sicuramente, l’intervento della Milliat fu fondamentale e storicamente molto importante, soprattutto considerando la concezione di quel tempo sulle donne, le quali venivano relegate soprattutto all’ambito casalingo (lavori domestici e procreazione).

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Alice Milliat

Con il passare delle edizioni olimpioniche, la partecipazione delle donne aumentò sempre di più, e a sua volta aumentarono anche le discipline in cui poter gareggiare. Un risultato completo però si raggiunse solo nell’edizione del 2012 svoltasi a Londra, dove con l’introduzione della Boxe femminile, non ci sono più sport che non vedano la partecipazione femminile.

Un processo durato quasi 100 anni, in cui le donne hanno combattuto e manifestato per un loro sacrosanto diritto. Un cambiamento sociale di mentalità conquistato con forza e determinazione, che ha permesso un’uguaglianza dei sessi assolutamente legittima, almeno nell’universo olimpionico. Si riscontrano infatti, molte disparità tra uomini e donne nel mondo dello sport, sopratutto a livello di organizzazione, di impianti sportivi, e di fondi, soprattutto nel calcio. Detto ciò, però, auspicando ad un cambiamento in positivo anche nell’universo calcistico (e le fondamenta per farlo sono presenti, grazie a recenti riforme), è giusto lodare e festeggiare questa magnifica ricorrenza. Inoltre, nell’ultima edizione a Londra, hanno partecipato anche alcune donne provenienti da Qatar, Brunei e Arabia Saudita, e ciò testimonia come qualcosa si stia muovendo anche in questi paese storicamente avversi ai diritti delle donne.

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Valentina Vezzali

L’evento olimpionico, inoltre, ha permesso la scoperta di numerosi talenti degni di molte ammirazione, dovute alla loro bravura e soprattutto al loro impegno. Atlete come Valentina Vezzali o Federica Pellegrini, italianissime, dovrebbero essere un esempio molto ricorrente di bravura e costanza, visto e considerato le numerose vittorie a livello internazionale, oppure atlete straniere come l’impressionante Serena Williams, forse la tennista più forte di sempre.

Insomma, oltre allo spettacolo offerto dagli atleti uomini, è paritario quello offerto dalle atlete, che in molti casi, sono per molti sportivi un modello di costanza e impegno da seguire, sperando un giorno, di emulare i loro risultati, e raggiungere e vivere il loro sogno olimpico.

Lorenzo Stangoni per MIfacciodiCultura

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