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23 luglio 1929: il fascismo contro le parole straniere


La lotta del fascismo contro i forestierismi di ogni tipo, si inserisce in una più ampia politica linguistica che venne adottata dagli anni ’20 fino quasi alla fine della guerra (1943). Oltre alle parole straniere, infatti, il regime impose il suo controllo anche nei confronti dei dialetti e, più in generale, nell’uso e diffusione dell’italiano corretto.

Lo scopo era chiaro: sfruttare la lingua per l’interesse superiore della coesione nazionale e incentivare, in tal modo, il consenso popolare. Una lingua assolutamente pura, che nulla aveva a che fare con un’auspicata purezza d’animo.

Fascismo-2Tornando ai forestierismi, considerati dannosi per l’identità nazionale, si rese necessaria la loro traduzione e sostituzione con equivalenti termini italiani che, se non presenti, dovettero essere creati.

La propaganda giornalistica aiutò la crociata del regime, prima nel 1932 con un concorso a premi per il rimpiazzo di cinquanta parole straniere, poi nel 1933 con una rubrica sulla “Gazzetta del popolo” (Una parola al giorno), tenuta dal giornalista Paolo Monelli, in cui si proponevano possibili termini per le parole non ancora tradotte.

I provvedimenti più repressivi cominciarono con la proibizione del pronome allocutivo “Lei”, di presunta origine spagnola, e proseguirono con il divieto di nominare con termini stranieri i locali di pubblico spettacolo, i neonati, le intestazioni delle ditte e le insegne pubblicitarie. Così l’Accademia Italiana, istituto culturale creato nel 1929, delegò a un’apposita commissione l‘italianizzazione di molte parole, anche appartenenti al settore economico.

Tra le più eclatanti ci furono: the→ tè (adattamento grafico), check→ assegno, dribbling→ calceggio, champagne→ sciampagna, film→ pellicola, menù→ lista, autogoal→ autorete, slalom→ obbligata, alcool→ alcole, wafer→ vafer, bordeaux→ color barolo, insalata russa → insalata tricolore, chiave inglese→ chiavemorsa.

taglioAlta_001652-2Alcuni casi, che ora fanno davvero sorridere, sono quelli legati alla squadra dell’Internazionale (Inter) che dal 1928 fu obbligata a chiamarsi “Ambrosiana”, e della rivista femminile “Lei”, che nel 1933 divenne “Annabella” (nome che tutt’ora mantiene).

Il Touring Club Italiano, invece, si trasformò in Consociazione turistica italiana dal 1937.

Tutti i provvedimenti prevedevano, ovviamente, anche una sanzione che con gli anni aumentò progressivamente, confermando l’arresto fino a sei mesi o un’ammenda fino a cinque mila lire per chiunque contravveniva a essi.

Con la fine della guerra, però, questi divieti non ebbero seguito e, anzi, proprio perché tanto duri e autarchici, provocarono una reazione contraria, che si è tradotta in una lungo vuoto normativo durato fino agli anni ottanta.

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Villa Farnesina, sede dell’Accademia d’Italia

Questa carenza legislativa ha permesso così l’incremento delle parole straniere, come sappiamo, e anche un loro eccesso d’uso fino a oggi, dovuto soprattutto ai media, allo sviluppo dei social network e all’influsso della cultura americana.

Come ha spiegato in un’intervista il professor Raffaele Simone dell’Università di Roma Tre, filosofo e linguista, «la diffusione di termini inglesi non produce affatto un miglioramento della conoscenza pratica dell’inglese».

Per arginare tale fenomeno, quindi, egli suggerisce un intervento deciso della scuola e della televisione, specialmente per quanto riguarda l’impostazione e la conduzione dei telegiornali.

È giusto e necessario che ci si adoperi per mantenere la nostra bellissima e antica lingua italiana, perlomeno dove è possibile, dato che oggi esiste una quantità infinita di sinonimi a molte parole straniere.

Certo è che non dobbiamo cadere nel ridicolo e abolire alcuni termini come quelli citati in precedenza, poiché nel nostro caso non si tratta né di una manovra politica per ‘acchiappare il consenso’, né per la coesione nazionale.

Riguarda invece il futuro dei ragazzi, il corretto apprendimento della lingua per poi poterla usare con dimestichezza in situazioni lavorative e di studio utili per maturare una certa personalità e identità.

Jessica Ferro per MIfacciodiCultura

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