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Sante Pollastri: un anarchico leggendario


La verità non sembra mai vera.

– Georges Simenon

Non c’è frase più appropriata per iniziare il racconto della vita di Sante Pollastri, criminale e anarchico italiano nato a Novi Ligure il 14 Agosto 1899 e morto nella stessa città natale il 30 Aprile 1979. Non si conoscono, infatti, i veri motivi per cui Pollastro (questo era il suo soprannome) sarebbe diventato uno dei più acerrimi nemici delle forze dell’ordine. Tra le ipotesi ci sarebbe l’assassinio di un suo parente da parte dei carabinieri: un cognato che con lui stava fuggendotestata fascista dopo aver svuotato un appartamento. Un’altra ipotesi sarebbe quella di un fratello prelevato di forza per presentarsi alla chiamata alle armi, sebbene questi fosse gravemente malato: il fratello sarebbe poi morto in caserma durante il suo servizio. Una terza ipotesi riguarderebbe la sorella di Sante, Carmelina, la quale sarebbe stata violentata da un militare dell’arma dei carabinieri. Sante Pollastri, diciannovenne, avrebbe ucciso il carabiniere e sarebbe poi fuggito. Ognuna di queste tesi, tuttavia, non trova supporto in alcuna documentazione, anzi, almeno in parte si tratta di leggende nate in epoca successiva intorno alla figura del bandito.

Secondo una versione più credibile, invece, il marchio e l’appellativo di anarchico di Pollastri deriverebbero da un episodio molto particolare: una sera dell’anno 1922, Sante esce da un bar e sputa una caramella amara al rabarbaro, questa atterra molto vicino agli stivali di due fascisti, i quali interpretano il gesto come una sfida e picchiano a sangue l’uomo. Tuttavia, l’episodio che forse ha contribuito a creare le leggende intorno alla figura di Sante, è realmente accaduto a Parigi nel 1926, città dove Pollastri si era rifugiato da tempo. Prima della fuga a Parigi c’era stata una breve parentesi in Italia quando, nel corso di uno scontro a fuoco vicino al confine francese, la morte di uno dei luogotenenti del bandito venne erroneamente scambiata con la morte dello stesso Pollastri. Il corpo ritrovato era, infatti, sfigurato e irriconoscibile, quindi i giornali italiani diedero la notizia della morte di Sante.

Pollastri era invece tornato nella capitale francese, dove si trovava anche il ciclista e amico d’infanzia, Costante

Costante Girardegno
Costante Girardegno

Girardengo, per la disputa di una Sei Giorni su pista. Ed è proprio in questa circostanza che Pollastri venne arrestato dagli uomini del commissario Guillaume, tradito dalla soffiata di un informatore della polizia. Dopodiché, lo stesso Girardengo fu chiamato a testimoniare al processo a carico di Pollastri, che venne condannato all’ergastolo. Ecco che la figura di Guillaume serve per giustificare la citazione all’inizio dell’articolo: quest’ultimo sarà colui a cui lo scrittore belga Georges Simenon si ispirerà per il suo personaggio più noto, il commissario Maigret.

Per concludere, sulla vera storia di Sante Pollastri restano oggi poche testimonianze: la cronaca fascista dell’epoca, intesa ad illustrare ai cittadini il volto di un’Italia perfetta, ha dato poco spazio alla cronaca nera e alle gesta criminose del bandito, di conseguenza, quindi, la sua parabola nel corso degli anni ha raccolto tanti frammenti, alcuni autentici ed altri, come abbiamo visto, leggendari. Famoso in Francia, infatti, era pressoché sconosciuto in Italia, salvo nel settentrione, dove le sue gesta criminose ebbero grande risalto. Di fatto Sante Pollastri incarnò il simbolo del ribelle all’autorità in un periodo in cui si stavano concretizzando una svolta autoritaria e il passaggio dalla democrazia al fascismo e, in questo senso, divenne una figura eroica per il mondo anarchico e per i nascenti movimenti antifascisti. Di conseguenza, fu significativa  la risposta che il bandito diede, durante l’interrogatorio, al commissario che gli chiese se appoggiasse politiche anarchiche: “Ho le mie idee.”

Spettano alla Storia le relative conclusioni.

Marianna Fangio per MIfacciodiCultura

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