Latest Posts, REALize!

Napoleone, il tiranno illuminato


Il cinque maggio 1821 morì sull’isola di Sant’Elena uno dei più grandi conquistatori della storia contemporanea: Napoleone Bonaparte.

"The Plumb-pudding in danger, or, State epicures taking un petit souper", by James Gillray (1805)
“The Plumb-pudding in danger, or, State epicures taking un petit souper”, by James Gillray (1805)

Abile stratega di guerra e generale carismatico, Napoleone in un ventennio riuscì a conquistare buona parte dell’Europa e con il suo esercito annientò le più grandi potenze militari dell’epoca. La capacità militare di Napoleone e le sue doti di uomo politico sono note a tutti, ancora oggi infatti questo personaggio è fonte di ispirazione per molti intellettuali e per molti studiosi; quello che però divide moltissime persone è il suo sistema politico e soprattutto il sistema di assolutismo adottato nel suo Impero.

Dopo il colpo di Stato del 9 novembre 1799, Napoleone portò in tutta l’Europa un’ondata di cambiamento che venne intesa come voglia di ribellarsi ai vecchi poteri, proprio come fecero in Francia con la Rivoluzione. Una volta diventato console di Francia intraprese la campagna d’Italia che conquistò diventandone il re nel 1804.

Napoleone (già imperatore di Francia) mutò notevolmente il sistema burocratico e politico italiano. L’Italia viveva in una situazione molto complessa: era divisa in tanti Stati, ognuno regolato da un proprio sistema politico ed economico. L’arrivo di Napoleone, in un certo senso, fu inteso come il primo passo verso l’unificazione d’Italia, visto che strutturò il sistema politico e soprattutto burocratico a somiglianza di quello presente nell’Impero, imponendo in alcuni casi l’obbligo del francese come lingua nazionale – già utilizzata da molti per via dell’Illuminismo – e promulgando leggi simili a quelle che vigevano in Francia.

1 (1)Il suo operato spaccò in due il mondo intellettuale italiano: da una parte c’erano quelli favorevoli a Napoleone, considerandolo la risoluzione dei tanti problemi dell’Italia, dall’altra invece c’erano quelli contrari, che vedevano in Napoleone soltanto un tiranno che con grande astuzia riuscì a imporre la cultura francese, opprimendo le tradizioni e la concezione di Stato che affollavano le menti di molti cittadini.

Tra i tanti intellettuali che presero parte alla “divisione napoleonica” viene ricordato Alessandro Manzoni. Una delle sue poesie più celebri dedicate al generale francese è Il cinque maggio composta nel 1821, subito dopo la notizia della sua morte.

Manzoni non scrisse mai una riga su Napoleone, ma, tre giorni dopo averne letto sulla Gazzetta di Milano, decise di scrivere questa storica poesia. In una lettera spedita all’amico Cesare Cantù parlò così dell’ormai ex imperatore: «Era un uomo che bisognava ammirare senza poterlo amare; il maggior tattico, il più infaticabile conquistatore, colla maggiore qualità dell’uomo politico, il saper aspettare e il saper operare. La sua morte mi scosse, come se al mondo venisse a mancare qualche elemento essenziale».

Si sentiva sconvolto, e voleva che tutto il mondo lo sapesse, perché, a suo avviso, Napoleone aveva dato speranza al popolo borghese, distruggendo secoli di aristocrazia e di poteri nobili.

Alessandro Manzoni
Alessandro Manzoni

Quando Manzoni scrisse Il cinque maggio non era il cattolico che compare ne I Promessi Sposi, al contrario, era molto vicino al calvinismo e alle idee illuministe; eppure in quest’ode la figura di Napoleone è strettamente collegata alla religione. Considerandolo un vero cattolico, destinato ad essere sconfitto in terra ma vincitore in cielo.

La figura di Napoleone dunque è stata sempre fonte di molte discussioni e di molti studi politici, ma anche storici, letterari e linguistici. Come Manzoni molti altri intellettuali presero varie posizioni sul suo operato. Con il tempo la sua figura viene vista ormai quasi all’unisono come quella di un tiranno illuminato. Capace di liberare una nazione dal potere aristocratico e rivalutare la figura del mondo borghese; allo stesso tempo però le sue selvagge campagne militari lo spinsero a conquistare interi stati, alimentando così la sua incontenibile voglia di potere. Proprio questa sua voglia di potere lo portò ad una delle sconfitte più pesanti della storia, che pose fine al suo Impero.

Ancora oggi, viene ricordato come uno dei più grandi conquistatori della storia e per molti esempio di libertà e rivolta contro il potere; prima infatti nessuno mai riuscì ad opporsi in maniera diretta e soprattutto vincente a secoli di poteri ereditari, che dominarono la scena politica europea, caratterizzata da una gestione aristocratica ed ecclesiastica.

Seppur il suo modo di agire sia stato violento e sanguinario, Napoleone sarà sempre ricordato come la spaccatura fra aristocrazia e borghesia.

Giammarco Rossi per MIfacciodiCultura

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

4 × tre =