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Apocalittici e integrati del nuovo millennio


Considerando la società attuale, si può affermare che nel nuovo millennio l’impatto dei Social Media sulla popolazione sia stato uno fra i più rilevanti. Tuttavia, se dal punto di vista dell’utilizzo il web unisce le masse, sociologicamente gli studiosi si dividono in due fazioni, ossia tra chi ne esalta e chi ne condanna l’uso.

tvMa da quando ha preso piede questo inarrestabile processo?
Se si osserva la civiltà contemporanea, è impossibile non accorgersi che, anno dopo anno, la percentuale delle persone che utilizza le nuove tecnologie aumenta in modo esponenziale.
Le critiche alla tecnologia hanno radici profonde e sono indirizzate a un aspetto in particolare dell’utilizzo del web: questo, infatti, permette a tutti gli strati della popolazione di informarsi e acculturarsi, togliendo di conseguenza al sapere quella concezione aristocratica che da sempre l’ha caratterizzato.
Si può, a questo punto, fare riferimento alla distinzione teorizzata da Umberto Eco circa nel 1964: quella tra apocalittici e integrati. Se da un lato ci sono gli apocalittici, ossia quel gruppo d’intellettuali che non vogliono avere contatti con la cultura di massa disprezzandone gli usi (letture poco impegnate, programmi televisivi di bassa lega), dall’altro ci sono gli integrati, i quali ritengono che la cultura di massa sia una nuova possibilità di diffondere il sapere in modo universale.

Gli apocalittici insistono sul fatto che la cultura di massa non sia cultura. Per chiarire questo concetto si può richiamare un’altra distinzione effettuata sempre da Umberto Eco: quella tra paleotelevisione e neotelevisione.
La paleotelevisione è la prima forma di TV: essa è dotata ancora di mezzi antichi e pertanto riduce la sua funzione a quella che dovrebbe realmente essere: un medium che mette in relazione uno spettatore a un fatto di cronaca o a un dibattito politico.
La neotelevisione è invece molto diversa: questa ha il nuovo compito di occupare tutta la giornata dello spettatore riducendo nettamente la sua funzione informativa. La cultura, l’informazione e il divertimento che caratterizzavano la prima forma di TV sono ora ridotti a un insieme d’informazione e divertimento (infotainment).

internet-of-things-2Ad ogni modo gli integrati ritengono che la nuova concezione del mondo visto ora, per usare una definizione del sociologo canadese Marshall McLuhan, come un “villaggio globale”, in cui esiste un’unica dimensione spazio-temporale, sia solo un fattore da cui poter trarre giovamento.
Edgar Morin, sociologo francese, ha insistito sull’idea che la cultura di massa dovesse essere compresa: giacché questo tipo di cultura interagisce con le altre forme (cultura nazionale, umanistica) deve essere per forza planetaria e quindi ne deve essere accettata la sua nuova e inedita dimensione globale.

Quando parliamo di cultura di massa, è comunque importante pensare alle tesi di Pier Paolo Pasolini. Egli vedeva, in questa nuova forma di cultura, uno snaturamento di alcuni valori, come ad esempio quelli della cultura contadina, ricercando una mentalità che si orienta verso il benessere e il consumo. “La cultura di massa, ad esempio, non può essere una cultura ecclesiastica, moralistica e patriottica: essa è direttamente legata al consumo che ha delle sue leggi interne e una sua autosufficienza ideologica, tali da creare automaticamente un Potere che non sa più che farsene di Chiesa, Patria, Famiglia, e altre ubbie affini (Scritti Corsari, 1975).
Pasolini vedeva dunque nella cultura di massa un elemento capace di uniformare le condotte della società sotto un unico modello: quello consumistico.
Se si riporta questo dibattito all’epoca attuale, si può dedurre che nessuna visione ha prevaricato sull’altra: il sapere ha trovato nella condivisione una dimensione planetaria, tuttavia resistono coloro che non apprezzano tale modello.

televisioneAttualmente sembra lontana anni luce una prospettiva di vita senza cellulari, TV o computer: la connessione ad Internet offre innegabili comodità di cui, però, sarebbe meglio non abusare.
Infatti, a oggi i Social Media possono diventare, grazie alla rapidissima diffusione di contenuti, un’arma a doppio taglio: se da un lato, com’è avvenuto per il recente terremoto ad Amatrice, possono servire per dare utili direttive, dall’altro possono diventare uno strumento che favorisce quel fenomeno che ormai si può identificare come “bullismo cibernetico”.

Francesco Dalla Casa per MIfacciodiCultura

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