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Il mostro dentro noi: l’ansia che blocca la vita


4a2a5a321fec20e84bf447ac4c2317e7orig_mainCapita a tutti, in alcuni momenti, di sentire un nodo alla gola che impedisce di respirare, uno stato di malessere e intorpidimento generale che porta ad estraniarsi dal mondo per alcuni momenti. L’ansia è un disturbo naturale, un problema che la maggior parte delle persone incontra nel corso della propria vita: prima di fare qualcosa di importante, prima di una gara, di un esame, di una visita medica, di un colloquio di lavoro. La tachicardia che precede questi momenti ne sottolinea l’impatto emotivo che ne deriva, ovvero una paura legittima (quella di sbagliare, di non essere all’altezza, la paura del fallimento e del dover ricominciare da capo) che è insita nell’essere umani.

Quando, però, gli episodi d’ansia diventano frequenti ed immotivati, le cose cambiano.

Non si capisce perché, non se ne conosce la natura: semplicemente la serenità e la tranquillità di un momento, vengono interrotti bruscamente, spazzati via senza remore. È come se, tutto ad un tratto, un manto nero spesso e invisibile avvolgesse il corpo, stringendolo in una morsa violenta e soffocante. Penetra nella pelle, prende possesso di ogni cellula del corpo. I battiti accelerano, uno dopo l’altro riecheggiano nel torace, scandendo un tempo che sembra non voler passare mai. Il respiro non è più il tuo, diviene frammentato e incontrollabile mentre un peso in piombo prende il posto della pancia, un mattone che rende pesanti e lenti, rallenta i movimenti e i passi mentre la vita scorre attorno. Il mondo va avanti e tu rimani dietro, dieci passi più indietro. Le gambe tremano, i movimenti diventano sconnessi e scoordinati. Tutto diviene ovattato, lontano, come se si vivesse in una bolla di vetro che tiene separati da tutto e tutti: dai cari, dall’ambiente che circonda, dalle cose più amate. Da se stessi.

Ci si sente scollegati, distanti, estranei: la mente è paralizzata, congelata. Qualcosa nel cervello crolla, la mente non controlla più il corpo, il corpo non riconosce più la mente: entrambi viaggiano su due binari distinti, verso un tunnel buio e freddo che sembra non terminare mai. Si diventa automi, senza vitalità né sentimenti né nulla: vuoti, freddi, terrorizzati e spaventati.

Poi tutto finisce. Non si sa perché è cominciato, non sai sa perché è finito. Rimane solo la confusione e lo smarrimento.

La vita cambia di colpo. Da un momento all’altro le cose più semplici divengono impossibili: respirare, muoversi, camminare, studiare, fare la spesa, parlare con la gente, guidare o prendere i mezzi pubblici, uscire la sera con gli amici. Tutto diviene un peso esorbitante, un enorme fardello su una schiena stanca e distrutta. La voglia di fuggire, dal proprio spazio, dal corpo, dalla mente è tanta. Si cerca sicurezza, serenità, quella tranquillità che non si riesce più a trovare, neanche la notte quando si tenta, invano, di precipitare nell’oblio dei sogni.

surreal-anxiety-portraits-my-anxious-heart-katie-crawford-3__880orig_mainAttacchi di panico, disturbi d’ansia, depressione, agorafobia: patologie che, purtroppo, ancora oggi suonano astratte, ma che colpiscono una vasta parte della popolazione. Patologie, che in alcuni casi divengono vere e proprie malattie, che rendono invalidante il soggetto, che precludono la possibilità di vivere la propria vita, che rendono insopportabile la quotidianità.

La vergogna che si prova nel riconoscersi nei sintomi, nello stare male senza alcuna causa apparente, nel sentirsi continuamente fuori posto, porta all’isolamento, a non parlare con nessuno, a tenere tutto dentro. «È stupido, ci sono persone che hanno dei motivi veri per voler mollare tutto, per sentirsi schiacciati e pressati», ci si continua a ripetere.

Attualmente sottovalutiamo il benessere della mente. Ancora oggi, non siamo in grado di riconoscere i campanelli d’allarme che portano una persona a soffrire di forti attacchi d’ansia, depressione, panico. Ancora oggi, non riusciamo a prevenire. Ed è triste sapere che, probabilmente, la persona accanto a noi sul pullman sta combattendo una silenziosa battaglia contro l’impulso di urlare e scappare via. Una faticosa battaglia contro se stessa, per rimettere assieme i cocci della propria vita, raccogliere il salvabile, eliminare il superfluo, accettando i segnali del corpo che parlano di un disagio mentale. Difendendo e liberando dal mostro del panico, la propria vita.

«Ma se ne esci, sei un’altra persona, e spesso migliore. Ti costringe a prendere in mano la tua vita, a fare scelte importanti, riordinando le tue priorità. Riesci a dare il giusto peso ai problemi, perché – diavolo! – niente terrorizza come un attacco d’ansia. E per lo stesso motivo rinasci con mille nuove forme di consapevolezza». Leggiamo da una testimonianza di una giovane donna pubblicata su TPI.

Eleonora Vergine per MIfacciodiCultura

 

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