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Halima Aden, miss in hijab e burkini


A volte i concorsi di bellezza non sono solo fini a se stessi, a eleggere una miss che poi, dopo i suoi famosi quindici minuti di fama, ritornerà nel dimenticatoio nazionale. No, a volte i concorsi di bellezza diventano l’occasione migliore per prendere una posizione, lanciare un messaggio e ispirare migliaia di altre donne. Ecco, questo è esattamente quanto accaduto alle selezioni per Miss Minnesota, negli Stati Uniti, e la protagonista è una ragazza di nome Halima Aden.

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Halima Aden

Halima ha diciannove anni, è di origini somale, vive in Minnesota, a St. Cloud, da quando ha sei anni e, come altre 45 ragazze ha deciso di gareggiare nel concorso di bellezza del suo stato. In più, Halina è di religione mussulmana e, orgogliosa di esserlo, ha deciso di indossare lo hijab per tutte le varie sfilate della competizione. La sua decisione, ha dichiarato, non è solo un gesto di rispetto e di condivisione della sua cultura e tradizione, ma soprattutto è stato pensato per frantumare tutti quei pregiudizi che spesso colpiscono l’Islam, e le donne mussulmane in particolare.

«Sta facendo la storia questa sera» annuncia la presentatrice del concorso prima che Halima entri in scena per la prova costume, una delle sfilate più tradizionali del concorso. Siamo alla semifinali, e Halima calca il palco con sicurezza e disinvoltura, il tutto indossando un burkini. Proprio quell’indumento che quest’estate aveva causato tantissime polemiche, venendo anche vietato in varie spiagge della Costa Azzurra francese, è il costume da bagno scelto da Halima per sfilare al concorso.

Lo slogan della competizione di Miss Minnesota è Confidently Beautiful, e cioè “belle con fiducia, con sicurezza” e tutto si può dire tranne che Halima non lo incarni: sfila tra gli applausi, disinvolta, sorridente e a suo agio, mentre la presentatrice ricorda al pubblico che parla fluentemente inglese e somalo e che la storia è la sua materia preferita. I giudici non hanno contestato affatto la sua decisione di sfilare con burkini e hijab, ha poi commentato, sostenendo che nella gara in costume da bagno le ragazze sono giudicate esclusivamente per equilibrio, grazia e forma fisica.

Con questo suo gesto, per alcuni insignificante, Halima Aden ha invece lanciato un messaggio importante ad un’America che, sconvolta dalla paura e da xenofobia, ha eletto come Presidente un uomo che ha promesso la schedatura di tutti i mussulmani sul suolo americano: noi ci siamo, e anche se abbiamo una religione e una cultura diversa dalla maggioranza, siamo comunque americani, sembra voler dire.

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Ashley Graham

Messaggio diretto non solo all’America, ma anche a tutte le donne, mussulmane o meno: «Non vedere le donne che assomigliano a te sui media in generale e specialmente nei concorsi di bellezza lancia il messaggio che non sei bella o che devi cambiare il tuo modo di apparire per essere considerata bella. E questo non è vero.» ha dichiarato Halima, in linea con la direzione che anche la moda sembra aver adottato recentemente, quella dell’inclusione di tutte le forme di bellezza.

È il caso di Ashley Graham, modella curvy per eccellenza, che oltre ad essere premiata con il premio Donna dell’anno dalla rivista di moda Glamour, adesso ha anche una Barbie con le sue sembianze: la prima bambola curvy, disegnata con cosce che si toccano (addio osannato tight gap!) e cellulite. Oppure è il caso di Chantelle Brown-Young, meglio conosciuta con il suo nome di scena Winnie Harlow, la prima modella con la vitiligine, una malattia della pelle caratterizzata da chiazze non pigmentate sulla cute per mancanza di melanina.

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Winnie Harlow

«La diversità è il futuro della moda» è lo slogan che spinge il mondo del fashion in questi ultimi anni, e il gesto di Halima Aden non fa che ribadirlo. La diciannovenne, arrivata alle semifinali, non è rientrata nella rosa delle cinque finaliste, ma sicuramente ha centrato l’obiettivo: la bellezza non è unica, stereotipata o appartenente solamente ad alcune ragazze, ma è molteplice e condivisa. Di questo, lei è sicuramente la vincitrice.

Margherita Scalisi per MIfacciodiCultura

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