Latest Posts, REALize!

La birra diventa patrimonio dell’umanità UNESCO?


Tra l’8 e l’11 settembre del 9 d.C. nella Foresta di Teutoburgo, attuale Kalkriese, avvenne la disfatta più grande dell’Impero Romano, guidato da Publio Quintilio Varo, ad opera delle tribù germaniche guidate da Arminio. Furono annientate tre intere legioni e decimate gran parte della fanteria e cavalleria. Per riscattare l’onore dell’esercito sconfitto i Romani diedero inizio ad una guerra durata sette anni, ma al suo termine rinunciarono definitivamente ai piani di conquista della Germania. Il Reno, così, divenne il confine Nord-Occidentale dell’Impero Romano per i successivi quattrocento anni.

image1Non è stata una semplice battaglia: il blocco definitivo dell’avanzata romana nel Nord Europa ha fatto sì che la diversità culturale tra il popolo “barbaro” e quello latino si ampliasse non solo nella lingua ma anche negli usi, costumi e tradizioni.

Questo è tuttora tangibile, infatti oltre alle lingue che ci diversificano, rispettivamente neolatine e germaniche, la differenza più marcata la si  può notare nella cultura culinaria, più nello specifico tra vino e birra.

Un esempio lampante riguarda tutto ciò che c’è a Sud e al Nord del Reno, in particolare la zona circoscritta al fiume Mosella, che poi confluisce nello stesso Reno,  è un grande territorio di vitigni, mentre man mano che si sale al nord questi diventano sempre più rari in favore di vasti campi di orzo, l’ingrediente principale del malto.

image3Vuoi per il clima più rigido, vuoi per la loro tradizione, la birra è sempre stata associata alle regioni del Nord Europa ed in particolare alla Germania, ma ha origini ancora più antiche: si pensa risalga al settimo millennio avanti Cristo ad opera delle popolazioni dell’antico Egitto e della Mesopotamia. Ma i veri artefici della diffusione della bevanda in Europa furono comunque le tribù Germaniche e Celtiche, il nome stesso trae origine dalla parola dell’antico alto tedesco “bior” da cui l’attuale “Bier”.

Le prime birre contenevano al loro interno prodotti dai quali proveniva l’amido come ad esempio la frutta, fu solamente nel 822 d.C. grazie ad un abate carolingio che il luppolo divenne l’ingrediente principale e, più in generale, fu proprio grazie alla produzione nei monasteri, nel Medioevo, che si ebbe il salto di qualità nella produzione della bevanda come la conosciamo ai giorni nostri.

image4Il Belgio, pur essendo una nazione piccola, forse vanta la più grande varietà di tipologie di birre a cominciare proprio dalle Trappiste, rigorosamente prodotte ancora nei monasteri come da tradizione e conosciute in tutto il mondo, per poi passare dalle scure e forti  “belgian strong ale”, fino ad arrivare alle “golden pilsner” (per citarne solo alcune). Una tradizione di lunga data che ha portato Bruxelles a chiedere formalmente alle Nazioni Unite di elevare la cultura della birra a patrimonio dell’umanità immateriale dell’Unesco, in quanto la lavorazione e produzione della birra è un importante fattore di coesione in un Paese con tre lingue ufficiali.

D’altra parte chi se non il Belgio con più di 200 birrifici che realizzano 1.500 tipi di birra e una trentina di musei sul tema poteva fare questa richiesta all’UNESCO? A giorni la commissione dedicata al “patrimonio intangibile” si riunirà ad Addis Abeba e verrà presa una decisione anche a tal proposito.

Michele Montesano per MifacciodiCultura

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

tre × uno =