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Giornata Mondiale contro l’Aids: prevenzione come parola d’ordine


Correva l’anno 1989 quando si diffusero le prime pubblicità progresso per contrastare l’AIDS. Resta famosa quella con i personaggi in bianco e nero contornati da una linea viola dove si raccontava per la prima volta alle masse le situazioni di contagio della malattia e soprattutto si incoraggiava all’uso del preservativo nei rapporti occasionali. Lo slogan era forte, deciso e senza mezzi termini:

«AIDS. Se lo conosci lo eviti, se lo conosci non ti uccide».

aids-dayConsapevolezza e rischi della malattia, dunque, ma anche prevenzione. Erano questi i pilastri della campagna di comunicazione. Poi venne il cinema a portare ai nostri occhi la paura, ma anche la speranza di guarigione da una malattia che si insinuava nelle nostre abitudini più intime, quelle sessuali, e di cui era difficile anche solo parlare perché significava rompere quel muro di ignoranza e di pregiudizio che ci separava da alcuni temi tabù profondamente intrecciati con la lotta all’AIDS, primo tra tutti quello dell’omosessualità.

Philadelphia, film del 1993 di Jonathan Demme con uno straordinario Tom Hanks e un superlativo Denzel Washington portava proprio sulla scena il dramma della malattia quando incrocia il pregiudizio dell’omosessualità. Streets of Philadelphia di Bruce Springsteen – colonna sonora del film premiata come Miglior Canzone – faceva il resto, concentrando in testo e musica tutto quanto veniva raccontato in 121 minuti di pellicola, di immagini crude e dolorose:

Ero malridotto e non riuscivo a capire / cosa sentivo / Non riuscivo a riconoscermi / Vedevo il mio riflesso in una vetrina / e non riconoscevo la mia stessa faccia / Oh fratello mi lascerai / a consumarmi / Sulle strade di Philadelphia.

aidsday_v3Di anni ne sono passati, e oggi che siamo qui a festeggiare la Giornata Mondiale contro l’AIDS è d’obbligo chiedersi quale sia il quadro attuale, quanti sono i passi in avanti che abbiamo fatto e quali le sfide che attendono ancora di essere affrontateE allora diciamo subito che sono sempre i Paesi in via di sviluppo a registrare il maggior numero di casi di AIDS, con una percentuale di contagio che sfiora il 70%. Ma anche in Italia il trend non è rassicurante se si pensa che ogni giorno circa 11 persone scoprono di essere sieropositive e quindi potenzialmente esposte a sviluppare la mattia. E a questo, c’è da aggiungere la diagnosi tardiva della malattia, visto che l’età media dei pazienti, nei casi accertati, è pari a cinquant’anni. Secondo gli ultimi dati dell’Istituto Superiore di Sanità, nel 2015 l’Italia si colloca al tredicesimo posto tra i Paesi dell’Unione Europea per i nuovi casi accertati di contagio di AIDS, pari a 3.444. Ma il dato interessante è che, mentre diminuiscono le occasioni di contagio dovuto a scambio di siringhe infette, (soprattutto quindi tra i tossicodipendenti), aumentano invece quelle per trasmissione sessuale – situazioni che avrebbero potuto essere di fatto limitate o evitate con un uso appropriato del preservativo.

E così, mentre dal punto di vista del trattamento sanitario oggi l’AIDS è una malattia cronica che i farmaci permettono di tenere sotto controllo, dal punto di vista della prevenzione qualcosa ancora non funziona. Forse l’unica strada è tornare a parlare di AIDS, e farlo magari in maniera semplice e non convenzionale per sciogliere quel muro di vergogna, ignoranza e pregiudizio che si fa sempre più alto e più solido soprattutto tra le nuove generazioni. Ci stanno provando i Conigli bianchi, un gruppo di fumettisti che con un pizzico di creatività cercano di sdoganare tabù, paure e falsi miti sull’AIDS, portando un po’ di sana informazione soprattutto tra i giovani.

L’AIDS ci riguarda tutti. E ci riguarda ancora di più oggi dove abbiamo canali di comunicazione diversificati e più capillari, perché molto possiamo fare per informare e informarci. Insomma, nella lotta all’AIDS la prevenzione resta ancora la migliore arma di difesa. Dunque, AIDS. Se lo conosci lo eviti, se lo conosci non ti uccide era uno slogan di più di un quarto di secolo fa, eppure è ancora attualissimo.

Antonella Fumarola per MIfacciodiCultura

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