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Il nuovo senso di comunità globale


imagesEsistono due tendenze contrapposte in questo momento a livello di sviluppo economico e sociale: una tende all’isolamento, l’altra alla relazione. Ci avevano venduto la globalizzazione come un percorso di sicura prosperità per tutti senza contraddizioni, mentre stiamo scoprendo ormai da diversi anni che nulla è mai stato così difficile. Così, rispetto alle grandi sfide di un mondo completamente interconnesso, in cui le persone emigrano fuggendo da situazioni disastrose, la risposta più semplice non è aprirsi a tutto questo, ma cercare il più possibile di tornare al proprio piccolo egoismo.

Sembra paradossale che quando tutto appare più vicino, ci si chiuda nelle cose particolari. Ma, invece, credo che tutto questo sia il più logico e consequenziale esito del processo che appunto viene chiamato globalizzazione. Perché in realtà l’omologazione avviene a livello formale, lasciando poi uno spazio personale che spinge non al confronto, ma all’autoreferenzialità. Il paradosso del web che arriva ovunque, e di cui tutti sono fruitori, mentre invece il movimento delle persone viene visto con fastidio e rifiuto, rende il senso di un mondo che invece che favorire lo scambio umano porta a una serie di solitudini.

La centralità assoluta che ha assunto l’economia e il discorso economico, intesi solo in termini di cifre e dati, rende ogni altro aspetto umano di secondo piano. Stiamo attenti a quanto guadagnamo, cosa poi siano le nostre vite dietro importa poco alle statistiche. Esiste, però, dietro a questa macchina che procede senza badare a contraddizione, tutto un mondo che sta emergendo, e che fa della gratuità e dello scambio il proprio valore. Se il fastidio verso le fredde burocrazie è comune, in realtà le risposte sono contrapposte. Perché è evidente che, come tutto ha funzionato finora, a livello politico non vada più. Il modello per cui alla delega corrispondeva un progetto di futuro non esiste più. Così si fa da soli, o chiudendosi e rifiutando ogni forma di altruismo o costruendo ponti tra luoghi e culture.

systemic-design-cultura-glocale-1Nel web ci sono i produttori seriali di insulti, ma anche piattaforme di crowdfounding per progetti sociali. Entrambi hanno spazio ed entrambi hanno successo.
È evidente che la strada più facile, quella della scorciatoia egoistica, ha più presa soprattutto nelle fasce meno attente all’evolversi della società. Diventa, quindi, necessario, per contrapporsi a tutto questo, creare una consapevolezza condivisa di un modo diverso di pensare il mondo. Per questo ci sono iniziative come Culturally.eu, che vuole portare la cultura italiana in Europa e quella europea nel mondo.

Perché il laboratorio di idee che noi siamo e siamo stati vive solo a livello di scambio e di confronto. Quando si viaggia nelle città europee, si scopre che esiste un linguaggio comune, soprattutto tra i giovani, che capiscono la necessità, per garantirsi un futuro, di avere una visione alta, non particolaristica. E dovunque ci sia, il sentimento di quanto sia bello, anche se infinitamente precario, un modo di essere in cui le lingue e le culture trovano un terreno comune spinge a cercare un nuovo senso di comunità. Perché una sorta di consapevole disperazione, per il senso di un futuro di cui non si ha certezza, mette insieme rassegnazione e sogno, disincanto e ideale. Che tutto questo sia il punto di partenza per tornare a immaginare il mondo, è la sfida che ci aspetta.

Marco Mongiovì per MIfacciodiCultura

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