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8 motivi per cui odio il Natale (e tutte le feste correlate)


Eccolo, è arrivato. Natale è qui.

È quel periodo dell’anno in cui bisogna ritirarsi sulla più alta montagna della città come il Grinch per cercare di stare lontani da tutto questo clima festivo.

Ci sono sicuramente tantissimi motivi per amare il Natale. Che io ho dimenticato. (Ma che potete leggere qui!)

Ma credo ce ne siano altrettanti che ti fanno desiderare con tutto il cuore che l’anno nuovo giunga presto e ci levi questa sofferenza.

Numero 1: la mania di comprare regali.maxresdefault

La quale solitamente si riversa tutta per le strade tra il 23 e il 24, rendendoti impossibile uscire di casa anche solo per comprare il pane che, mannaggia a te, ti sei dimenticato.

Numero 2: vacanze sì, ma non per tutti.

Innanzitutto, la Viglia di Natale è uno strano momento in cui si crea un loop temporale che crea solo mal di testa. È festa o no? Si deve stare a casa a cucinare o si è costretti a lavorare? Effettivamente, sarebbe un prefestivo, se si volesse fare i pignoli. Ma, dannazione, è il giorno prima di Natale: come si può comprare tutti i regali che hai da fare e che potevi fare nel mese precedente ma non si sa perché aspetti l’ultimo giorno (vedi numero 1) e cucinare anche tutto ciò che hai in programma di fare dopo aver aspettato tutto l’anno il 25 dicembre per abbuffarti come un animale (vedi numero 3)? E poi, perché ci sono dei poverini costretti a lavorare il giorno di Natale? Anche Scrooge aveva lasciato mezza giornata libera a Bob Cratchit, suvvia.

Numero 3: mangiare, mangiare, mangiare.81v1j5s5SJL._SL1500_

Per carità, siamo chiari: una volta Natale era l’unico giorno all’anno in cui si mangiava un pasto dignitoso. Ci si concedere qualcosa in più, sconvolti dalla povertà. Ma oggi abbiamo davvero bisogno di abbuffarci come in Man vs Food? E non sol il 25, ma anche tutti i giorni precedenti e successivi, senza sosta, fino allo sfinimento. Che senso ha rimanere quasi a digiuno prima e dopo, fare diete e evitare carboidrati salvo poi lanciarsi sulle tartine al salmone peggio che gli americani al Black Friday?

Numero 4: le canzoncine.

Il problema non sono le canzoni in sé: è che non sapete i testi, maledetti. Jingle Bells diventa un farfugliare confusionale che termina in un “-aaaaaaii” senza un vero significato semantico. White Christmas e War Is Over diventano cirillico. Per non parlare di Santa Claus Is Coming To Town, riservato a cuori temerari che qualche cosa di inglese, forse la capiscono. E poi tutti si trasformano in Mariah Carey e giù di acuti in All I want For Chrismat is You.

E poi c’è un numero 4, paragrafo 1: Michael Bublè.

E basta, non c’è bisogno di aggiungere altro.

Numero 5: i regali (no, il pensiero non conta).

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Nonne, mamme, zie e lontanissime parenti di cui nemmeno sappiamo il nome, fateci un favore: sganciate il grano. Se proprio non riuscite a arrivare a mani vuote, se ci amate così tanto da desiderare a tutti i costi farci un regalo, lasciateci scegliere e non affidate questa scelta alle mani del fato. Taglie sbagliate, console di marche sconosciute come la Fony e videogiochi di dubbie case asiatiche che non hanno mai visto la luce in un Game Stop NON sono buone idee.

Davvero, grazie. Ma anche no: quello che conta, mi dispiace, non è il pensiero. Quello che conta è che un maglione verde acido con un’enorme renna glitterata è brutto.

Numero 6: i parenti.

Se non ci vediamo tutto l’anno, se per 364 giorni non ci sentiamo nemmeno tramite telegramma, un motivo c’è. E il motivo è che ci odiamo.

Sicchè, perché farsi del male così, che a fine serata a furia di sorridere forzatamente non senti più le guance? Senza parlare di tutto quel baciarsi e abbracciarsi portatore di germi e malattie varie.

Numero 7: Capodanno.

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Festeggiare Natale annuncia la venuta in un giorno infausto, che andrebbe cancellato dal calendario, facendoci balzare nell’anno nuovo senza passare dal Via: l’ultimo dell’anno. Ora, a parte i botti, che sono fastidiosi per gli animali ma, vi assicuro, anche per gli esseri umani, è veramente un momento stressante. “Cosa facciamo a Capodanno?” è la seconda frase più pericolosa dell’intera vita dopo “Dobbiamo parlare”. Anche perché, levato quel minuto di gioia in cui tutti contano secondi inesistenti (anche se c’è sempre l’amico che per l’occasione si è collegato direttamente con Greenwich) cosa c’è di bello? Innanzitutto, ancora cibo. Montagne di cibo. Ma poi cosa c’è da festeggiare? Se arriva Capodanno significa che è iniziato un anno nuovo. E che fra 365 giorni ci sarà un ennesimo Capodanno da organizzare (rigorosamente all’ultimo, come vuole la tradizione). Dov’è il divertimento? Tutti a casa a mezzanotte e un minuto, dai.

A ciò si aggiunte il meraviglioso palinsesto televisivo italiano: senza offesa per nessuno, ma quale sarebbe il vantaggio di passare il capodanno con Gigi d’Alessio ancora non l’ho ben compreso.

Numero 8: le immagini o i video idioti di auguri su Whatsapp.Natale

Una volta eravamo meno smart e molto più basilari: siamo passati dalle chiamate a Capodanno totalmente inutili per via delle linee intasate (che poi come facevano a essere sempre intasate se mai nessuno riusciva a effettuare uno straccio di chiamata) agli SMS. Che nemmeno quelli arrivavano puntualissimi, ma dopo un po’ di tentativi ci si riusciva a fare gli auguri senza passare la mezzanotte a dire “pronto?”. Ma ora c’è Whatsapp e quindi, già molto prima che Natale o Capodanno arrivino, ti trovi sul telefono immagini di gattini, elfi, cani, presepi, alberi di Natale e un’altra immensa vastità di obbrobri prodotti dall’Internet tutti insieme.

Dai, una cosa positiva gliela lasciamo però a questo Natale: che dura solo 24 ore.

Buon Natale a tutti i Grinch come me!

Marta Merigo per MIfacciodiCultura

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