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La Scuola possibile di Torino: il paradiso per gli studenti


A Torino da settembre sarà possibile iscrivere i propri figli alla “Scuola possibile”, un istituto privato fondato da Laura Milani, direttore e CEO dell’Istituto di arti applicate e design, che affonda le proprie radici nell’assunto per cui il tempo della scuola e quello per la famiglia devono coesistere. La Scuola possibile presenta diverse caratteristiche in contrasto con quelle degli istituti tradizionali offrendo delle risposte concrete alle diverse polemiche sull’istruzione.

Il primo aspetto che desta il maggior scalpore è la totale assenza di compiti. A lungo si è dibattuto sull’utilità o meno di assegnare agli studenti del lavoro da svolgere a casa, e l’Italia risulta il paese che dà il maggior numero di compiti ai propri studenti. Negli anni passati ben due ministri dell’istruzione, Profumo e Carrozza, si sono dimostrati critici a proposito, così come contrastanti sono le opinioni di psicologi e pedagoghi. A febbraio 2016 il dirigente scolastico Maurizio Parodi ha lanciato una petizione contro i compiti nella scuola dell’obbligo che ha raccolto migliaia di adesioni e l’estate precedente un professore del Liceo delle Scienze Umane di Fermo ha assegnato ai suoi alunni compiti particolari, tra i quali “siate allegri come il sole e indomabili come il mare”. La Scuola possibile ha dato una risposta a questo dibattito eliminando i compiti a casa per “responsabilizzare i bambini e renderli indipendenti” nella convinzione che “Il tempo libero, i weekend e le vacanze sono da rispettare e impiegare in altre attività che fanno parte della scuola e della vita”. Le ore di permanenza a scuola saranno di più, dalle 8 alle 17, con frequenti momenti di pausa, e le classi saranno composte al massimo da 18 alunni, postulato importante per permettere agli insegnanti di dedicarsi a ogni studente, e in netta opposizione con le maxi classi della scuola tradizionale causate dai tagli all’istruzione e che rendono impossibile far raggiungere a tutti lo stesso livello di istruzione. Altro elemento in netto contrasto è l’assenza di verifiche, che si trasformano in “progetti” e momenti di test attivi per la relazione alunno/insegnante.

Sicuramente il progetto della Scuola possibile è interessante e degno di nota, tuttavia è necessario placare l’entusiasmo e aspettare di vedere i risultati di un cambio così radicale nel metodo di insegnamento. Se infatti da un lato è certo che troppi compiti siano solo dannosi, la decisione di eliminarli totalmente, come di eliminare i momenti di verifica, sembra una scelta per deresponsabilizzare i ragazzi, e di non fargli affrontare i momenti in cui sono chiamati a dare prova delle proprie conoscenze e abilità, tappe con le quali dovranno prima o poi fare i conti, e alle quali arriveranno impreparati non avendole mai affrontate prima. Si cerca sempre una giustificazione, un modo per lasciare che i figli restino il più possibile avvolti da una bambagia che li protegge dalla realtà e dalla vita vera, privilegio che però non è gratuito, la retta di 8 mila euro all’anno già per la scuola elementare forse farà valutare se un’ora di studio pomeridiana non faccia poi così male.

Valentina Marasco per MIfacciodiCultura

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